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venerdì 6 ottobre 2023

TI COGLIE SULLA SOGLIA


Ti coglie sulla soglia

quasi fosse l'amico

che ti viene a fare un sorpresa

e ti viene a trovare,

ti coglie quando non ci pensi

e trovi sulla soglia il tuo cuore

senza avere la forza

di rinunciare.

E dell'autunno conosci il suo colore

e pure il calore

quelli che si mescolano con rispetto

donandoti un cielo immaginato

ma falso nel concetto

e ti coglie sulla soglia

il senso di sentirsi andare.

E vivi dell'albero ancora forte

le foglie che non sono ancora morte.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web

domenica 27 marzo 2022

PER LA PACE


VOGLIO FARMI PROMOTORE DI UN'INIZIATIVA CHE TENDA A SENSIBILIZZARE L'OPINIONE PUBBLICA VERSO LA PACE.

Noi non abbiamo voce in capitolo, ma possiamo far sentire il nostro pensiero con un "mezzo" grande e mondiale che è il "social" per cui vorrei che tutti coloro che sono per LA PACE, da oggi e per una settimana condividessero e promuovessero questa immagine sulle loro bacheche, sulle loro pagine, sui loro social. Questa mia personale bandiera è volutamente semplice, elementare, naturale perchè la PACE è semplice naturale e elementare che debba esistere, è un'immagine dai colori quasi sbiaditi, usurati, consumati, perchè la PACE è sofferta, voluta ardita, creduta, pensata, urlata, desiderata, ambita.....

Condividete questa immagine per una settimana e promuovetela, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE IN TUTTO IL MONDO.

Rpberto Busembai (errebi)

Immagine Errebi

lunedì 21 febbraio 2022

UN IMPROVVISO COLPO DI VENTO


“Nonna, nonna chi è questa?”

Fu la richiesta del mio nipotino, mentre sfogliava vecchie fotografie

“ Quella con il cappellino? Era una mia carissima amica:”

“ No nonna, questa....”

E mi avvicinò la foto perchè potessi ben vedere......

Anni '70

Padova

Facoltà di Psicologia

Dovevo sostenere un esame di “Evolutiva” ma il professore che doveva esaminarmi, la sera prima era stato “gambizzato” con due colpi di pistola da un gruppo estremista, e così mi ritrovai in quel corridoio della facoltà, con una copia di un volantino in cui si rivendicava il fatto da parte di un sovversivo movimento estremista, uno dei tanti che in quel periodo “detto di piombo” invadevano il mondo scolastico e non, io e la mia carissima amica Tosca, che anche lei avrebbe dovuto sostenere lo stesso esame.

Venivamo da un paesino del centro Toscana, non ci potevamo permettere di frequentare e alloggiare a Padova, io al tempo già lavoravo per sostenere un gramo bilancio familiare e usufruivo dei permessi retribuiti , le famose 150 ore, che lo Stato riconosceva al datore di lavoro per gli studenti, la mia amica invece per grossi problemi familiari era costretta a non allontanarsi più di tanto. Avevamo un tramite, una persona che ci informava e curava le problematiche di segreteria, un'amica di un'amica di Tosca, Anna, si chiamava, che abitava a Padova. Anna era una ragazza attiva e dinamica, era sostenitrice di un movimento studentesco e comunque ho sempre pensato che lo facesse più per amore che per pura convinzione, il suo compagno era un attivista di un partito politico e tutti e due erano davvero impegnati in tal senso, infatti questo volantino che ci trovavamo tra le mani ce lo aveva dato proprio lei.

“ E adesso che si fa?” mi chiese umile Tosca

“ Potremmo andare direttamente a Bologna!”

Bologna era la nostra meta d'uopo, il trade union tra la Toscana e il Veneto, perchè a Bologna abitava una anziana zia di Tosca e quando sapeva di noi che andavamo a Padova, felicemente ci ospitava per una notte. La zia Maria, un'anziana e vivace signora, lavorava come inserviente presso una nobile famiglia Bolognese e questo lavoro a mio parere lo faceva più per svagare la mente che per un fattore economico, aveva da pochi anni perduto il marito e il ritrovarsi sola era la cosa che la faceva soffrire di più, ecco perchè la permanenza di noi le recava davvero felicità immane. Persone in casa con cui confidarsi e parlare e per lo più giovani.

“ Si, hai ragione” mi rispose Tosca “ ma l'aria che si respira qui a Padova, credo che sia la stessa anche a Bologna. Poi la zia Maria non è a casa fino a sera e ci troveremo a giro per la città e penso che non ne valga la pena.”

Aveva ragione Tosca, l'aria che si respirava in queste città universitarie era davvero pericolosa e nervosa, c'era sempre una comizio, un corteo, una sommossa, una rivendicazione, uno sciopero e non mancavano purtroppo atti di vandalismo e di terrorismo, un lancio di bottiglia molotov o addirittura spari di pistole potevano essere all'ordine del giorno.

“ Sai cosa facciamo?!” furono le mie parole gettate con impeto e gioia “ Ci godiamo questo giorno e andiamo a Venezia, con il treno in meno di un'ora ci siamo!”

Si viveva un periodo particolare e pericoloso, ma l'incoscienza giovanile non ci faceva preoccupare più di tanto e improvvisamente, il professore “gambizzato”, i movimenti studenteschi, l'esame saltato erano problemi dimenticati.

Venezia quel giorno era un incanto, era una giornata plumbea, un febbraio comunque non molto freddo, e una vasta e densa coltre di nebbia aveva invaso la città lagunare, il fascino delle case che parevano esse isole in un fantastico mondo fiabesco, ponti che si intravedevano soltanto alla vicinanza di pochi passi, il tutto dava un incantevole senso di mistero da favola.

Appena scese dalla stazione ci incamminammo a braccetto, ridendo e chiacchierando del più e del meno, della nostra avventura odierna, di quel piccolo amore segreto che nessuno aveva mai svelato, nemmeno all'interessato, alle nostre aspirazioni, alle nostre preferenze su un vestito o un paio di scarpe che poi non ci potevamo neppure permettere di comprare, ma il pensarlo già ci faceva sentire “signore”.

Stavamo attraversando il Ponte degli Scalzi, il primo vicino alla stazione, quando distrattamente, presa dal parlare e ridere con Tosca, mi scontrai con un ragazzo appoggiato alla balaustra del ponte intento a fotografare.

“Scusi, ero davvero distratta, mi scusi”

“ Niente, signorina, non è successo niente”

“ Ci scusi di nuovo” e ci allontanammo, riprendendoci a braccetto e guardandoci dirette negli occhi, scambiandoci così silenziosamente un reciproco messaggio “ Però che bel ragazzo”....e attaccammo di nuovo a ridere.

Eravamo quasi alla base dell'altra parte del ponte quando ci sentimmo chiamare:

“ Signorine, signorine scusate?”

Era quel solito giovane fotografo

“Dice a noi?” chiese Tosca

“ Si si aspettate.” E si avvicinò a noi, poi rivolto verso di me:

“ Posso farle una foto?”

Provai un grosso imbarazzo e non mi venne che dire:

“ A me?”

“Si, ha un bellissimo volto, posso fotografarla?”

Guardai stupita Tosca e questa:

“ Ma si dai!” Mi prese per mano e mi accompagnò al centro del ponte e mi avvicinò alla balaustra rivolta al canale in direzione del centro città.

“Ha visto la sua amica ha capito subito!”

Lo scatto arrivò mentre un improvviso colpo di vento mi colpì sul viso.

Si chiamava Luigi quel giovane ragazzo ed è da cinque anni che un maledetto male me lo ha rapito per sempre.

“ Nonnaaaaa???” era il grido d'attenzione del mio nipote

“ Ah, si......quella era una giovane ragazza che aveva un sogno di vita, la stessa che ho vissuto io.”

“ Ma no, questa è brutta, te sei più bella nonna!” e scappò via rapito da una sigla musicale di un cartone animato in televisione.


Roberto Busembai (errebi)


Disegno Laura Lauri

venerdì 31 dicembre 2021

BUON ANNO AMICI


All'alba di un nuovo anno, pare che tutto cambi e tutto sia diverso, o almeno lo si spera tanto, ma certamente niente avrà quel risultato, e forse è giusto che così sia lo scorrere della vita, certo vorremmo qualche cosa di più meno doloroso, un giusto ed equo alimento monetario, un vivido e libero respirare meglio e quel naturale senso dell'amore che forse, al momento, ci sta mancando tanto. E ci auguriamo allora reciprocamente che tutto questo prenda davvero il sopravvento, e lo facciamo con il più assoluto sentimento, sapendo tuttavia che il risultato non sarà poi così eclatante, ma la speranza, quella parola che adesso ancor di più ha la sua notevole sostanza, ebbene essa non può e non deve mai mancare. Saranno giorni e notti come sempre, saranno giorni sereni con un sole caldo e altri un poco nuvolosi, saranno notti con la luna piena e purtroppo anche quelle dove pare che anche le stelle cessino di brillare, saranno scambi di parole e gesti d'amore e pure lacrime sulle guance e forse anche forte dolore, saranno baci misti a carezze dolci ma anche schiaffi nel morale e parole contro, saranno giorni e notti da salute piena e pure li stessi ma di naturale o assurda malattia.

E allora cosa rimane a me, umile umano come voi tutti quanti, che possa donarvi perchè tutto sia migliore davvero? Rimane augurarvi con sincero affetto che questo anno che sta quasi alzando il primo sole, possa davvero donarci tutta la forza di una speranza senza limitazioni, che sia per ognuno di noi lo scorrere naturale e senza infrangimento, dolore e gioia, amore e odio correranno sempre insieme, ma si accetteranno o si combatteranno con la speranza della salute e dell'amore insito. Amici, chiunque siate e ovunque vi troviate, che il mio messaggio sia per voi l'augurio che volevate sentire, fatene uso del meglio che vi pare e non sciupate quel pizzicore che nel cuore vi fa tremare e una lacrima abbandonare sul solco delle guance ancora vive all'anno nuovo che arriva.

Auguri a tutti quanti, e a tutti quelli che non sono presenti.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: David Grossman - Stained Glass Sky

martedì 5 ottobre 2021

NASCONDO


Nascondo dietro il velo di una tenda aperta, luce che entra e sogni che volano, nascondo il silenzio dei giorni e i rumori del pensiero che immaturo scivolava come un gelato al calore del sole, nascondo come niente la voglia di andare e incosciente catturo quel pulviscolo che s'alza su un raggio di luce al solo smuovere di tenda. Nascondo e tengo fremente nel cuore quel desiderio invadente, sul selciato dell'aia, nella corte, dove arde il sole cocente di un'estate che pare sempre sia stata, nascondo la vita presente per ritrovare il passato, come se la foglia cadente fosse solo un pensiero svelato. E sulla casa ormai lontana, sulla finestra aperta al nulla e al silenzio che non ha più giorni e nemmeno rumori di gente e motori, coi profumi delle erbe di stagione o frutti già maturati e i soliti lavori di sempre con la gioia nei sandali o piedi nudi, nascondo il volto figurato di un sorriso senza denti ma con l'occhio scrutatore e la gioia di un amore che non era ancora nato. Nascondo la canzone che ho cantato a squarciagola, un motivo che ho amato come amo questa voglia di nascondere in una casa vuota, il pieno di una vita che ho desiderato e lascio sulla soglia ancora l'orma netta del mio attraversare. Nascondo tutto e il niente e tutto e niente è a tutti donato.


Roberto Busembai (errebi)


Photo d'ispirazione di un caro amico Luis Boccuti

sabato 13 marzo 2021

C'E' RIMASTO


C'è rimasto del sugo sopra il piatto, un rigagnolo rosso, smorzato nella scia da punteggiature scure, forse basilico o qualche altro odore, bollito e sfatto per la lunga cottura, e naviga come un lembo di fiume attraverso la pianura, fermo, stabile ma incisivo, un fiume rosso nel bianco della neve di un piano in  ceramica liscio come l'olio. Ci sono tuttavia al bordo delle due rive, i bordi del sugo che pare abbia pure alzato, due enormi marchingegni di alluminio lucidato, uno munito di tridente e inarcato, l'altro dalla forma sottile ma lunga, come una spada, ma dalla lama molto più assottigliata e larga, insomma una forchetta e un coltello che a confronto del piccolo screzio di colore rosso, paiono infierire per la loro grandezza.

C'è rimasto sul piatto, ancora un velo di sugo, rimanenza di un primo interessante, forse una pasta fresca o secca ben condita, c'è rimasto soltanto il gusto nel palato di un tempo che non è mai più tornato e le posate, i piatti e pure i sughi persi e abbandonati non hanno più valore, di quello proprio di essere comparse di una tavola imbandita, che non fa più rumore. 

C'è rimasto sul piatto un cuore rosso come il sugo, che scivola nel bianco di vuoto colore, per perdersi chissà per quanto e per dove.


Roberto Busembai (errebi)


Immagine web

sabato 23 maggio 2020

QUANDO SONO VENUTO......ERA UNA NOTTE DI MAGGIO

Sono arrivato intorno alle 23, 23 e 30 circa, dopo un lungo percorso, ricordo che appena sceso avevo un forte mal d'orecchi, era stato il trambusto del viaggio e di qualche finestrino rimasto aperto su quella corriera. Al tempo era uno dei mezzi più usato e veloce, dopo il treno, che uno si potesse permettere di usare, e comunque si aveva occasione di potere incontrare e dialogare con le altre persone. Eravamo in tanti, l'autobus era proprio pieno, un vociare e un giubilo nelle nostre facce e nei nostri pensieri, non vedevamo l'ora di arrivare e tutti con propositi diversi e alcuni anche molto seri....Ricordo che il giovane che era vicino a me, nella seduta, un ragazzino biondo con gli occhi azzurri, molto carino e simpatico, mi disse che lui ambiva a diventare medico, e....come si chiamava?...questo non lo ricordo, anzi se devo essere sincero non ricordo il nome di nessuno, dei tanti che eravamo, o forse, adesso che ci penso, non ce lo siamo mai detto. Un altro, quello un poco più bruttino, ma di una simpatia unica e esemplare, per tutto il viaggio ci ha fatto ridere e sognare con le sue battute, lui disse che il suo avvenire era quello di diventare attore, e che altro avrebbe potuto fare....tanto era istrione....una ragazza, dai capelli mori e con un sorriso che ammaliava, ricordo che in un momento di calma e di silenzio, mi si avvicinò dicendomi che lei non aveva ancora deciso cosa fare, ma di sicuro avrebbe lavorato e avuto anche dei bambini, poi con civetteria e timido sentire, mi sfiorò le mani e svanì in fondo alla corriera......
Avvenne però che durante il tragitto, dovemmo fermarci per un guasto, una ruota si era forata e ci vollero delle ore prima che fosse cambiata. Ma non ci fecero scendere, ci dissero che non occorreva, che poi avremmo perso tempo a riorganizzarsi, però questo me lo ricordo ancora, alcuni, credo due o tre di noi, si ostinarono con il conducente e in men che non si dica, scesero e di loro non si seppe più niente, si dice che avevano rinunciato al viaggio, che non se la sentivano di arrivare in fondo o forse era il destino che già faceva gioco, come suo solito, e anzi compiva qualche danno.
Ripartimmo fiduciosi e ancora lieti e decisi, io non avevo ancora deciso cosa diventare, al momento la cosa che davvero mi premeva, era quella di arrivare, per poi scendere finalmente e respirare, il mio grande bisogno era di respirare aria pura, poter correre fuori e sorridere di quello che avrei visto e trovato, poi che fosse il destino oppure il fato, a decidere la mia sorte, non mi importava, avevo dentro la voglia di vivere e di provare quella nuova cosa.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

domenica 19 aprile 2020

IN QUESTA LUNGA ATTESA


E' dietro un silenzio doveroso, un cupo bisogno di rispetto, è dietro un qualsiasi gesto o forma che si voglia imprimere nel cuore, eppure è grande e forte e sorge come sorge un sole, lento ma veloce ad illuminare, è quel bisogno intenso che ci rende forti, che ci accomuna, ci realizza, ci dona e si offre insieme, si prende e si perdona, un attimo soltanto, un semplice trovarsi accanto. E' dietro alle nostre spalle e freme, si scanna nel rodere dell'attesa, vorrebbe e non può, agirebbe ma non gli è consentito, e soffre del mancato gesto, del movimento stesso naturale, del compiacimento e del gratificante, soffre di un distaccato volere e intimo coinvolgimento.
E' dietro la mente di ogni umano essere vivente, quel mancato abbraccio quotidiano che rende vivo il bisogno di amare e di conforto, di assoluto trasporto sentimentale, di univoca amicizia, amore e solo partecipazione, è dietro la mente ed il sogno in questa lunga attesa di uscire, di ritrovare il mondo, poterlo toccare, tastare, stringere e baciare, poter con le mani scorrere leggeri sulla pelle, sugli indumenti, sulle spalle o intorno ad una vita, una carezza sulla guancia o una semplice ed eterna stretta di mano.
E' dietro, nascosto, quasi come un denigrato pensiero, un tabù oltraggiato, uno straniero dentro un corpo sbagliato, è chino nel suo essere dilaniato, dimenticato e disprezzato, è un umile vecchio abbandonato che aspetta con la certezza di essere riqualificato, perchè sa bene che nella vita non si può stare senza, altrimenti il mondo sarebbe davvero perso e vivere non ha significato.
E' dietro e aspetta, l'abbraccio, la stretta di mano, il tocco della mano, la carezza, insomma il semplice sfiorarsi per trasmetterci soltanto il flusso della vita che ci appartiene e che ci viene dato, lo scambio del nostro vivere per darci consolazione, affetto e tanto , tanto amore.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: Photography by Xuebing DU

lunedì 30 dicembre 2019

BUON FINE E PRINCIPIO DI ANNO AMICI

Anche questo altro anno se ne sta per andare, e come sempre un altro deve arrivare.
Certo detto così, la vita parrebbe un susseguirsi di anni e di stagioni, come se fosse davvero un calendario o un orologio che non trovano altro, che scandire un numero o un'ora, e noi nel mezzo che stiamo a guardare, perchè altro non possiamo fare. A questo punto potrei davvero dire Buon anno e festa finita!
Ma certo gli anni si susseguono ma in ognuno di essi ci sono tutte le nostre passioni, i nostri piaceri e le nostre discussioni, i nostri dolori che non mancano mai, ma pure i nostri momenti belli, i nostri affetti e i nostri amori, ma ci stanno pure i nostri nemici e gli invidiosi, i gelosi e gli impicciosi, e ci stanno anche tante altre cose, ma diciamocelo una volta per tutte, se non ci fossero tutti questi accadimenti, buoni o cattivi, belli o brutti, che vita sarebbe?
Lasciamo che scorrano questi anonimi anni, un numero sulla data e un numero sul calendario, oggi va ancora di moda ( e per poco) il numero 2019 e tra pochi giorni sfavillerà il numero 2020, ma io ho ancora addosso tanti altri numeri, ad esempio il 1955, che purtroppo ho conosciuto per la seconda metà, era di maggio quando mi sono preoccupato di venire a questo mondo, poi ricordo il numero 1968, ma non per quello che è successo, ma soltanto perchè tra tutte quelle innovazioni, rivoluzioni, lotte femminili, parità di tutto, c'ero anche io e che spasso ora poterlo ricordare, un numero importante il 1976 , beh signori miei sono arrivato al fatidico Diploma e quasi partito per il militare....dico quasi perchè già con la valigia pronta e le raccomandazioni di mia madre, sono rimasto a casa per “esubero” così veniva scritto sul congedo....erano troppi nelle caserme quelli della classe 55! Mi sono sempre chiesto se non ho perso un'opportunità?
E ci sarebbero altri numeri, ma quelli amici miei sono piuttosto personali, non posso dirvi che ricordo ancora quello quando ho avuto la prima “cottarella”, ma insieme ricordo anche il primo schiaffo dato da una ragazza assai carina, che ci avevo provato! E poi questo lo devo nominare il 1978 quando la perdita di un caro amico, coetaneo, su una strada per il mare in un giorno di agosto, me lo sono portato sempre nel cuore e ho capito da quel momento cosa significa davvero vivere per non morire.
E da quel momento è iniziata la vita veramente, un susseguirsi di date e di giorni, di attimi e di ore, di solitudini e di compagnie, di spensieratezze e di problemi, momenti felici e immensi al nascere dei miei figli, ma anche momenti atroci e indiscutibilmente indimenticabili quando i miei poco a poco mi hanno abbandonato.
Vogliamo allora prendere questo nuovo anno con tutte le possibili molle, e dirci che tanto non cambia assolutamente niente per il “tempo” lui proseguirà senza alcun freno e senza alcun rimorso o rimpianto e scorrerà come tutti gli altri, tra un foglio di calendario strappato mensilmente, o uno scorrere veloce di 24 ore in un orologio per scandire l'ore, i giorni e i mesi che verranno. Prendiamo quello che verrà con l'assoluto riserbo, perchè noi faremo sempre come se non fosse niente, oggi ci siamo, respiriamo e vediamo e ne siamo alquanto grati, perciò viviamo quello che oggi ci proponiamo e non facciamoci perdere mai niente, domani ( dicevano in un grande film degli anni trenta) domani è un altro giorno! E lo sarà davvero finchè avremo respiro sotto questo cielo.
Amici sono stato prolisso e noioso, ma abbiatene se non altro la pazienza, a me questi anni cominciano a pesare nel fisico e nella mente, e......non me ne frega niente, se vi va sono così altrimenti cercatevene un altro! AHAHAAH
Buon fine anno e soprattutto buon anno nuovo.....e tanta tanta salute, perchè come diceva il grande Manfredi, finchè c'è la salute!
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

giovedì 26 dicembre 2019

SPERO ANCORA NATALE

E' una foto sgranata, fatta velocemente, senza particolari accorgimenti e senza nessun uso di filtri o tecniche particolari, ma è il soggetto la sua immensa importanza. In questi giorni non si fa altro che parlare di Natale, di festività pagana e religiosa, di consumismo sfrenato e di volontariato a iosa, di perbenismo sfegatato e di critica al tradizionalismo per un "nuovismo" minimale e senza un alcun valore interiore. Ebbene io voglio, e assolutamente voglio, imprimere con questa foto del Bambino Gesù l'importanza che questa “icona” stessa ha avuto dentro la nostra società e costume prettamente Italiano, voglio ricordare quanto valore intrinseco è maturato dentro di noi con la precisa e voluta coscienza di una figura emblematica per una nostra, e sottolineo, nostra fede religiosa cristiana.
Certo indiscutibile e certo criticabile, una religione piena di assurdità, di dubbi, di incertezze, ma anche di verità, di valori essenziali, di conoscenza e di insegnamento. In questa nuova società fatta di multi-etnie, di mescolamenti razziali, di diversità negli usi, costumi e tradizioni, ma soprattutto di diverse e anzi quasi multi religioni, noi abbiamo dimenticato, bistrattato, consumato, logorato e allontanato, quel poco o tanto di valore religioso che ci apparteneva, e in questo disgregarsi ci siamo
dimenticati che la nostra religione cristiana, abbinando questo allontanamento a fattori terreni di critica verso la dottrina della chiesa, quando quest'ultima giustamente criticabile non è assolutamente facente parte assoluta della fede in se stessa. Noi abbiamo “venduto” anche il nostro comune e umile gesto del portare rispetto a un'entità ( che poi sia vero o non vero, che si attendibile o non attendibile è un discorso a parte) che per noi si è fatto uomo e ha sacrificato il suo esserlo per la nostra salvezza. Ora non sono qui per fare teologia, non sono qui per ulteriore insegnamento religioso che ognuno poi si attenga il suo sentire, e non voglio essere certo io, quasi miscredente, a portare la bandiera sopra la montagna, quello che voglio invece dibattere e affrontare a viso aperto e con assoluta lotta, è la salvezza delle nostre credenze, delle nostre tradizioni e del nostro modo di manifestare una religione diversa dalle altre. Il Natale è la nascita di una nuova vita, una vita che si è offerta, donata, e l'insegnamento che abbiamo da esso avuto è quello che noi umani, noi uomini, dobbiamo offrire, donare l'amore verso ogni nostro simile essere umano. E allora ritorno alla foto, e non guardiamo questo bambino come un essere inventato, un manga atterrato o un essere di un altro pianeta, guardiamolo dentro e difendiamo il nostro sentire di sempre e insegniamo a tutti coloro che lo annientano e alle altre religioni, che se si definiscono tali, devono per forza comprendere, che la fede unica e mondiale, la fede che raccoglie tutti anche se in diverso modo trattata, è quella del reciproco rispetto e dell'amore univoco. Io non tolgo il mio crocifisso e non baratto il mio Gesù bambino, nella stessa misura in cui io non ho parole di odio verso altre religioni e non brucio i loro sacri testi, ma pretendo e esigo lo stesso rispetto e spero che l'uomo sappia riconoscere quando si parla di fede e non di lotta al potere e amore e eccessiva fede camuffati verso il Dio soldo.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine ERREBI

domenica 22 dicembre 2019

AUGURI A TUTTI QUANTI

E veniamo a gli auguri, che sono certo di preambolo in queste festività, auguri che si rilasciano a tutti coloro che conosciamo e che rientrano solitamente nelle nostre simpatie e amicizie, ai nostri parenti , almeno quelli che ci sono più vicini e che non vediamo soltanto per queste manifestazioni, a i nostri cari se ancora abbiamo la fortuna di averli vicini e comunque il ricordo rimane sempre acceso come se fossero presenti, ai nostri figli chiaramente se non altro sono loro stessi che ce li richiedono, spesso non in parole ma in fatti, ai nostri mariti o mogli o compagni/e o comunque a quelli che hanno il posto riservato nel nostro cuore, e poi augurio sul sociale, a quegli amici che non conosci la voce, la fisicità, ma che comunque ti hanno allietato le giornate, ti seguono e ti apprezzano per le tue poesie, le tue foto, le tue maestrie con la cucina, i lavoretti di lana, per il tua indole nascosta nel canto o nella recitazione, nel saper lavorare di pennello o matita, insomma a tutti quelli che un computer conosce, nell'internazionale linguismo inglese, followers
Ma io quest'anno vorrei anche dare un augurio particolare a tutti quelli che mi sono invidiosi, perchè il mio pensiero va oltre il loro agire e penso a quanto, poverini, avranno da soffrire quando non avranno più niente da invidiare tanto sono nella disgrazia e nel dolore, perchè a tutti è garantito (poco o tanto), lo star male, un augurio a chi mi vuole male e mi odia perchè penso a quando io non ci sarò più, l'immane dolore che proveranno non avendomi da odiare, una persona in meno che poteva farli godere, un augurio a quelli che disprezzano e insultano la vecchiaia in particolare, perchè penso a come avranno da soffrire e patire quando a loro volta saranno vecchi e magari anche in condizioni molto precarie.
Un augurio a coloro che credono e vivono nell'escludere, nell'emarginare, nell'offendere, nel bistrattare, perchè penso a quanta discriminazione dovranno provare quando vecchi e decrepiti, magari quasi infermi e bisognosi degli altri, si troveranno a dover lottare con la società che hanno tanto lodato e creato, quella che se ne frega dell'altrui impossibilitato, malato, anziano e "colorato" ( per usare un loro termine).
In questa lista non vorrei tralasciare nessuno nemmeno coloro che violentano e uccidono le donne, perchè immagino un domani quando si troveranno vecchi e quell' "affare" non gli servirà altro che per orinare, che le loro forze fisiche saranno svanite, che la loro forza materiale, il loro dominio si riverserà magari nella continua richiesta di un "pappagallo" perchè l'incontinenza avanza, e magari nessuno che li sta ad ascoltare e si troveranno le parti basse bagnate e zuppe e maleodoranti.
Bene AUGURI A TUTTI QUANTI.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

mercoledì 11 dicembre 2019

IL LIBRO CHE NON HO ANCORA LETTO

Si naviga spesso tra file e tra siti, tra finestre virtuali e pagine aperte in un video di luce e colori, e si cerca e si spera anche di trovare, magari un accenno, un sorriso, una dolce risata nel cuore, un ennesimo nostro uguale, che gira in questo mondo di cose irreali, vaghe ma presenti e cerca, cerca come cercasse un tesoro con una mappa davanti che ne indica il luogo e noi lo stiamo a trovare.
E in questo mischiare le carte, anche se in maniera fantastica e non certo reale, cerchiamo pure qualche cosa da leggere, da poterci rilassare, ci sono persone e ormai direi quasi milioni, che hanno lasciato sui banchi e sugli scaffali il libro fatto di carta stampata e di lucide o opache copertine, e leggono su questo “infernale” mezzo di comunicazione, con la stessa tenacia e forse, spero, con lo stesso desiderio di leggere per conoscere e apprendere, e navigano, il termine è quello appropriato, come velieri in un mare in tempesta, si lasciano trasportare da onde giganti fatte di libri nascenti, di pagine volanti di tutto un immenso di mondo che ancora tende a posare lettere e frasi in un immenso che io ancora chiamo soprattutto e solamente “ virtuale”.
E allora io oggi mi immagino con questa potenza del tutto e del niente, di poter parlare di un libro che ancora devo leggere, si un libro che ancora non ho ne comprato, perchè io ancora sono un vecchio abituato ad avere tra le mani la carta stampata, sentirne il calore, il profumo e l'evanescente richiamo che nasce dal peso e dalla confezione, ne visto su questi siti vaganti, su archivi naviganti. Immagino di entrare nella testa di un qualunque scrittore, una normale persona che con cura e devozione riesce a elaborare senza tante minuziose parole, una storia comune, un storia anche d'amore, una storia di vita di trascorso normale e in questa ci mette, talvolta ignaro di farlo anche tutto se stesso e non nasconde tra le righe dei fatti, il suo processo di vita,i suoi sottili o giganti problemi sociali, la fragilità umana che lo assale perchè magari essendo scrittore, artista, poeta, ha maggiore sensibilità nel capire e sentire le cose, e allora scrive di se parlando di questo o di quello, di una donna che si ribella al suo stato sociale, che urla contro la violenza anche subdola di un uomo che non la vuole lasciare, di un uomo che si sente abbattuto per un lavoro che non riesce a trovare, per una vita vissuta ai margini perchè diverso magari non ha saputo trovare, un uomo che lotta per la sua integrazione, per la sua sola emarginazione dovuta a una "innocua" scelta sessuale o perchè nato in un altro nobile paese terreno che in un altro “uguale" non lo vuole accettare. E' un libro fatto di scene e di passioni, di lotte e di amori, perchè la vita è sempre quella e le storie inventate o vere che siano girano intorno a questi fantastici e spesso reali, momenti di gioia e dolore, di allegria e di pianto, e non ci possono essere intensi momenti esclusivi di vite fatte di pieni colori e di felicità immense come pure l'inverso di eterni dolori e continui momenti di pianti e disperazioni.
Si narra in questo libro di un luogo comune, che potrebbe essere una città conosciuta, un luogo di pace come un convento, o un deserto dove trovare rifugio nel vuoto e nel silenzio, un altissimo monte ricolmo di neve, un mare tranquillo di un verde speciale, una nave che porta lontano o un aereo che atterra in un posto straniero e lontano, può essere una casa qualunque, una famiglia composto da padre madre e due figli, ma spesso si tratta di solitudini vere, di famiglie disperse, di atroci dolori, amori lasciati, alcuni dovuti da un mero destino, altri dallo stesso volere dei personaggi. Può essere in un verde giardino, in un bosco autunnale, ai limiti di un ruscello o sopra un lago a navigare, può essere invece in una piccola stanza, dove da soli si torna spesso a pensare, dove il tutto l'intorno ci sopprime e ci arreca del male, o può essere invece su una spiaggia d'inverno da soli ad assaporare il sapore del sale che vola dal mare, e capire che la vita poi è bella anche per il solo farsi muovere i capelli dal vento impetuoso che sale.
E i personaggi potrebbero essere molti o pochi, alcuni o addirittura nessuno, perchè potrebbe essere un romanzo di solo pensiero, un saggio sul mondo o sull'animo intero, sul bisogno “banale” di poter dire le cose, o soltanto il pensare che naviga tra la mente di colui o colei che lo scrive, ma pensiamo lo anche tra le tante persone, un gruppo di amici che non si vuole disperdere, una storia d'amore tra due uomini o due donne, perchè anche questo se nel reale è difficile accettare, nel libro può liberamente accadere e non è assolutamente “anormale, o una comune ma grande e dolce storia tra una giovane coppia, tra due sposi novelli, tra due anziani che si tengono stretti in attesa, purtroppo, di doverci lasciare e avere la pena nel cuore di non sapere chi primo dei due dovrà enormemente soffrire la solitudine e il distacco. E ci saranno bambini, tanti bambini, perchè se deve essere un romanzo felice non possono mancare questi “angeli” terreni, queste nuove speranze che vorremmo divenissero il fulcro per un mondo migliore, bambini che corrono e giocano felici per le strade invece che in circoscritte mura di enormi metropoli di cemento ed acciaio, bambini che sognano e amano il prossimo come fosse una cosa “normale” e “ comune”, bambini che giocano e pensano e credono con tutto il loro piccolo ma immenso sapere, che un giorno possa ancora tornare un uomo vestito di rosso dalla lunga barba bianca che porta davvero nel sacco, un immenso regalo che comprenda davvero tutti , ma proprio tutti i bambini del mondo, un regalo che ha un nome “straniero” perchè difficile da pronunciare, un nome che ha solo quattro parole, PACE.
Ecco il libro che io ancora non ho letto si intitola PACE.
Roberto Busembai (errebi)
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martedì 12 novembre 2019

LETTERA A BABBO NATALE

Io quest'anno mi ci metto per tempo, perchè poi non vorrei che andasse perduta tra tante altre, oppure dimenticata perchè ve ne sono arrivate troppe, insomma io scrivo la letterina a Babbo Natale e la invio stasera...sono sicuro che sarà la prima!
Carissimo Babbo Natale,
io diversamente non so il tuo nome e continuo a nominarti in questo modo, poi se davvero ti chiami Natale e magari è un diminutivo di Natalino, o semplicemente ti fai chiamare dai tuoi folletti aiutanti, soltanto Nino non ha importanza, per me sei Natale, come Natale è il giorno che nasce Gesù Bambino. Allora, caro babbo Natale, è un anno preciso che non ci sentiamo, purtroppo te non ti vuoi aggiornare e non ti trovo in nessun social particolare, almeno la faccina su Facebook te la potevi fare.....te non immagini nemmeno cosa sia chattare, poterti sentire via vocale, oppure condividere foto dei luoghi dove vivi e io potrei invece contraccambiare con la mia umile dimora, ma....ma te non hai di queste cose e bisogna aspettare un anno intero per poterti ricordare.
E allora si prende la classica e antica penna e un enorme foglio bianco, e si inizia a elencare i desideri che ardono nel cuore, o almeno ci proviamo, perchè lo so che te sei tanto buono ma che tutto e tutti non puoi soddisfare, anche te hai limiti, se non altro di fatturazione, non comprendere male il termine, te non hai problemi di fatturazione elettronica.....intendo di costruire, di fare, di preparare.
Hai tanto lavoro da svolgere e da comandare, non puoi certo fare tutto da solo, hai assunto dei folletti a orario pieno e non a orario saltuario o provvisorio, i tuoi prodotti finiscono a Dicembre ma già a Gennaio sono in costruzione! E i tuoi folletti aiutanti mica sono onerosi, io penso che lo facciano più per passione e per amicizia, e non sei certo te quello che assume a nero, che brutte parole, darai il giusto onere pattuito e che a loro è andato bene, e vedi allora che sei indaffarato a tenere tutti questi conti e a compare le materie prime per potere realizzare.
Già ti penso al mercato a comprare le farine, i cacai, le uova, e i pistacchi o i pinoli, per poi fare dei buoni dolcetti che non puoi farti mancare quando distribuisci volontariamente a quei bambini che non hanno da mangiare, ti vedo in falegnameria a scegliere le tavole, le assi, le cornici, per costruire i giocattoli didattici che ora vanno tanto di moda, in legno naturale, non trattati chimicamente e lucidati con cera d'api presa direttamente dalle arnie che te possiedi.
Ti vedo in una fabbrica di materiale plastico, ma sai scegliere la plastica non nociva, quella riciclata e quella senza alcun colorante aggiunto, quella che non fa male se assunta sulla bocca , perchè te sai che un bambino piccolo è l'unica cosa che sa fare, mettere in bocca.
Ricordi caro babbo Natale, quando tantissimi anni fa invece che della plastica usavi la latta, mamma mia com'era pericolosa, però era anche tanto bella, sapevi costruire aeroplani, auto e pure pupazzi.....meno male che non è più usata, altrimenti ti saresti trovato in rovina, nessuno più la desidererebbe.
E con il virtuale allora come te la cavi, tutta questa nuova tecnologia, ipad, ipod, questi giocattoli telecomandati, con luci e sensori, alcuni si muovono al sentire la propria voce, altri volano e sono difficili da fermare, luci, computer, basi musicali, frasi comuni enunciate, buongiorno oggi è bello, buonasera si va a letto......certo devi proprio essere un grande genio per poter realizzare tutti questi sogni, che poi non credo siano sogni di bambini ma di alcuni grandi che si sono trovati nel progresso già adulti e per non perdere questa occasione incitano i loro figli in questa direzione.
Caro Babbo Natale, ora dopo questa lunga chiacchierata, ma ripeto, è un anno che non ti sento, dovrei anche io fare una richiesta, ma cosa dirti....ho tentato spesso di chiedere la pace, ma giustamente te mi rispondi sempre, quella non la posso costruire, allora spesso ho optato per la salute, e di quella mi hai sempre detto dipende dal Signore, la fortuna non mi interessa e poi mi diresti che te non sei la Zecca, e allora cosa mai posso desiderare.....senti babbino mio caro,
ti chiedo una cosa solamente, ma non occorre che tu la costruisca, o la chieda in prestito al Signore, o la debba coniare, ti chiedo se per un anno, uno solo, uno e basta, quello di questo anno.....se non ti fai vedere e vedrai che forse a tanti potrai di nuovo mancare e allora quest'altro anno chissà quante cose dovrai fare, un triplo di quello del normale. Si ti chiedo con tutto il mio cuore, Babbo Natale quest'anno non venire, perchè vorrei davvero che quest'altro anno si ritornasse a desiderare il vero Natale.
Roberto Busembai (errebi)
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lunedì 11 novembre 2019

RIFLESSIONE D'AUTUNNO

E un altro giorno avvolge come un lenzuolo bianco, questo cielo e questa terra che l'accoglie nell'indifferenza, quella che ogni giorno trova al sorgere del sole oltre la collina alta che sovrasta, e un altro giorno ripara dietro gli alberi che spesso, spogli dei loro averi, chiedono perdono per non avere le troppe foglie ad ombreggiare, e passa inequivocabilmente sopra la gente che corre dietro a sfumature, fatti di attimi, di battiti di cuore, per non lasciarsi andare a sentimenti perchè, del giorno che è arrivato, non si può perdere tempo ad ammirare il ciclo della vita eterna, le nuvole che offuscano, divertendosi, un sole caldo ma non sufficientemente, vista la stagione, nessuno crede e pensa che se ci fosse un poco di riserbo a questo mare che agitato muove, come la terra insieme a tutto l'universo, forse ci sarebbero meno corse nelle strade e nei cieli, ci sarebbero meno guerre sotto questo immenso e piccolo insieme, spazio che ci comprende.
E un altro giorno si presenta, lui non trova mai una decadenza, un vuoto esistenziale, un mi tiro indietro perchè oggi mi sento male, lui non ha momenti di abbandono e di ripensamento, lui ogni giorno si presenta nuovo come se nella notte abbia trovato le forze per darsi un cambiamento, abbia cullato e riposato tutti i suoi sforzi e donarceli altrimenti.
E nascono in questo nuovo giorno, nuovi bambini che avranno forse il loro futuro, alcuni non vedranno neppure come è fatta la notte, altri sorvoleranno i giorni e giorni, alcuni contenti nel loro dolce cullare dei momenti, altri e forse troppi non sapranno distinguere il cielo dal mare perchè diversamente non conosceranno come vivere, e in questo nuovo giorno si parlerà di risorse, di affari e costruzioni, di lotte e di rancori, di invidie e difficilmente si sentiranno nominare, amore e pace, condivisione e accettazione, rispetto e educazione, saranno richieste innate di diritti sovrumani e un volta spalle generale ai doveri quotidiani. E nascono nuove guerre e nuovi conflitti esterni, che sono il male eterno di un menefreghismo totale del non voler conoscere cosa significa davvero vivere naturale, e conflitti e guerre interiori, che sono il male odierno di un essere umano che tutto trova naturale in un mondo che non è affatto tutto scontato e che anche il sole potrebbe non scaldare, la pioggia cessare di bagnare e il vento potrebbe diventare tempesta o nell'assurdo e nel silenzio totale, cessare per sempre di rinfrescare.
E un raggio tende e squarcia il cielo, è di nuovo mattino, quello vero, e allora aspettiamo che sia tutto sole questa stagione, che di caldo ha soltanto il colore.
Roberto Busembai (errebi)
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giovedì 31 ottobre 2019

LA NOTTE DI HALLOWEEN

Era una notte buia e tempestosa, il vento soffiava a più non posso, pareva che il mondo crollasse in un momento ma era la notte delle streghe e tutto era previsto.
Ardesia, Clara, Samantha e Doriana erano tra care e umili vecchiette che abitavano vicine in un piccolo paese di campagna, tra fiori e pioppi, campi e farfalle, erano quattro amiche inossidabili già dal dopoguerra, quando insieme andavano a scuola e insieme già combinavano marachelle.
Ardesia era la più anziana, di pochi anni comunque dalle altre, ma era anche quella che ritenevano, nel loro stretto gruppo, la capa, ovvero colei a cui si doveva, non obbligatoriamente, ma per semplice dovizia, rendere e prendere insegnamento. Aveva un carattere dolce e inoffensivo, ma audace e austero se la si contraddiva, amava fare giardinaggio e non v'era erba che non conosceva. Vivace nell'animo e nel cuore, sapeva di ognuna la sua storia e di ognuna ne portava il più alto rispetto anche se qualche volta si lasciava ammorbidire e contraddire chi non l'approvava per intero.
Clara era di tutt'altro aspetto, almeno nel morale, sempre litigiosa e controcorrente, infastidita da ogni cosa e non trovava pace, aveva come si suol dire, un diavolo per capello, e di capelli nonostante l'età avanzata, ne aveva ancora tanti e ancora mori e lunghi che arrotolava in fare di cipolla dietro la testa. Lei non proponeva, lei criticava, ma le amiche non gli serbavano nessun rancore, del resto era il suo fare e lasciavano correre sopra. Comunque anch'essa aveva un grande cuore e sempre disponibile per gli altri ad ogni fare.
Samantha e Doriana erano sorelle, nate gemelle ed erano precise e identiche sia esteriormente che nell'interiore, erano due gocce d'acqua scandite perfettamente, solari, disponibili, giudiziose, esemplari per il loro sempre acume in ogni cosa e pensare, erano insomma le basi a cui ci si poteva aggrappare.
Queste dolci nonnine erano comuni anziane che scorrevano la vita, tra il loro cucinare, ricamare, badare ai nipotini, saper accudire la casa e dedicarsi ai fiori e agli animali, frequentavano un'associazione per dare una mano ai meno abbienti e portavano sempre dolcetti e torte a chi magari di mangiare ne aveva ben poco.
Ma in un giorno fatidico, il paese sapeva e tremava, accadeva l'irreale.
Si dice che nella sera tra il 30 e il 31 Ottobre esse si ritirassero in una casa, e mai si sapeva quale, per assumere la vera identità, pare che siano state quattro fantastiche streghe e che in quella notte di Halloween si riunissero per fare gioco e gettare incantesimi sulle persone loro conoscenti.
Si radunavano felici intorno ad un tavolo servendosi del te bollente, con i cappelli neri in testa e con pure i mantelli, iniziavano la loro distribuzione di malefici, o così si credeva.....MA...
erano soltanto incontri divertenti che queste nonne, giovani nello spirito e nella mente, si travestivano e iniziavano la semplice cosa che altre fanno sempre, parlare, forse anche con sottile maldicenza, diciamo semplice pettegolezzo di cose futili e con leggera essenza.
Insomma la gente era quella più maliziosa, se vogliamo, pensandole davvero come streghe e non come quello che poi erano davvero....quattro arzille e simpatiche signore.
Roberto Busembai (errebi)
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domenica 13 ottobre 2019

LE LETTERE

LE LETTERE

Era sempre sereno , o almeno così io lo ricordo, forse per la mia età molto giovanile e forse perchè d'allora di tempo n'è passato tanto, quando arrivava con la sua bicicletta nera, il postino del paese e a forte voce chiamava mia sorella, perchè per lei spesso c'era una lettera del suo amoroso che era a sbrigare l'obbligo del tempo, ovvero era di leva. E sempre lei la prendeva, con cura e con affetto vi posava sopra le labbra come a darle un bacio e poi correva in camera e per un po' non girava più per la casa, e guai a disturbarla. Io lo sapevo che non potevo darle noia, ma ero anche contento perchè chissà per quale mistero, dopo lei era più serena e mi sopportava meglio.
Avevo allora sette o otto anni e già andavo a scuola, sapevo ben leggere e fare alcuni conti, ricordavo tutte le tabelline e disegnavo mari, case e monti, non mi stancavo di leggere e imparare, ogni qualsiasi cosa che avesse da raccontare, io la leggevo con bramosia , ma avevo un cruccio, insomma un mio punto fermo, avrei voluto leggere quelle lettere misteriose, perchè chissà che cose speciali c'erano scritte sopra, per trasformare il carattere scontroso di mia sorella in un giulivo sorridere per giorni. Ero curioso perchè immaginavo che sopra vi fossero raccontate le gesta del suo moroso soldato, che forse andava a conquistare il mondo e ogni volta a lei raccontava tutte le avventure che avesse incontrato, lo immaginavo a lottare con popoli ribelli, a scavalcare faticosamente montagne erte e nevose, a navigare sopra mari agitati e scossi, e immaginavo anche che le raccontasse tutte le cose nuove e belle che lui avrebbe avuto da vedere. Immaginavo castelli dorati e principi con smeraldi, terre di tessuti raffinati e di vari colori, profumi e spezie da sentirne i profumi.....immaginavo che forse al suo ritorno avesse portato con se tutte queste cose e le regalasse a mia sorella, forse chissà un castello me lo avrebbe regalo!
Ma era impossibile poter soddisfare questo mio desiderio, mia sorella le lettere le teneva in un posto ben nascosto, sicuramente in camera, ma avessi saputo dove, e era anche difficile avere il tempo di rovistare tra le sue cose, perchè la camera, quando lei non c'era, la teneva ben chiusa a chiave....forse mi conosceva bene.
Una mattina arrivò una cartolina, una di quelle colorate con sopra rappresentato un luogo con case bianche e palme e un mare immensamente azzurro, che la mia fantasia parve avere ragione di quello che aveva pensato, non ebbi il tempo di leggere il retro, ma capii che era sempre del suo amoroso e che le inviava la foto di un posto dove forse lui era arrivato. Ma l'effetto non fu lo stesso delle lettere, la lettura di questa cartolina illustrata non fece cambiare l'umore a mia sorella, anzi da allora fu tutto peggio.....ecco perchè questo lo ricordo ancora!
Erano trascorsi pochi giorni dal fatto della cartolina che mia sorella mancò di casa per due giorni, era ospite da una sua amica perchè insieme sarebbero state in gita con la scuola, lei aveva allora diciotto anni e frequentava le magistrali, quel tipo di scuola che si va perchè poi dopo si diventa insegnanti per ritornare a scuola, e sorprendentemente nel trambusto dei preparativi, aveva lasciato la porta di camera aperta. Non potevo fallire!
L'indomani mi alzai prestissimo e attento a non fare rumori per non svegliare i miei genitori, entrai in quella camera, chiusi la porta a chiave e mi guardai intorno. Un letto ben rifatto con una coperta rosa a fiori blu, una sedia e un comodino al fianco destro, con sopra una cornice vuota e una sveglia, libri, penne, nastri e fiocchi sopra la scrivania e uno specchio grande con tante cartoline illustrate infilate nella fessura tra lo specchio e la sua cornice. Una cassapanca e un mobile alto di legno scuro con un grande cassetto alla base. Dove frugare? La mia prima mossa, infantile, guardare sotto il letto, e sotto il materasso, ma era banale e scontato non vi trovassi niente. Pensai un poco, ma l'emozione mi mangiava dentro e non mi concedeva di pensare.....aprii il cassetto ma non c'erano che maglie di ogni tipo e colore, spostai alcuni libri , ma non trovai altro che fogli di esercizi di matematica, con segni strani e per me allora incomprensibili, aprii il banco e frugai sommariamente tra i vestiti e le scarpe in basso , ma non trovavo niente.
Eppure, dicevo tra me e me, non può averle portate via con se.....quando involontariamente feci cadere il cestino della carta, che si trovava sotto la scrivania, e.....si sparsero per terra come fagioli nell'aia a seccare, coriandoli di lettere e buste, tutte riconoscibili dal loro colore, che solitamente cambiava ogni volta che ne arrivava una. Mi chinai meravigliato, ne presi alcuni pezzetti, quasi li scelsi perchè la curiosità era ancora forte, quelli più grandi dove si poteva leggere lo scritto e lessi......come un usignolo.....oltre il mio cuore.....aspetto con ardore....e altre di queste cose sceme.....forse ne aveva altre, ed era in quelle che si parlava certamente di avventure, ma più guardavo in terra e più mi convincevo che quelle erano davvero tutte e non ve ne sarebbero state altre.
Perchè le ha strappate?.......Poi riguardai nello specchio e notai la cartolina dalle case bianche e dalle palme sul mare, la presi, la girai e sul retro lessi......Ora sai dove sono....addio.
Non ho mai detto a mia sorella questo fatto, e sono sicuro che non avrà modo di leggere quello che ho scritto, spero comunque a chi mi conosce che non le faccia sapere di questo segreto......Del resto era bambino ma un bastardo ero in grado di conoscerlo già allora.

Roberto Busembai (errebi)

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lunedì 7 ottobre 2019

NON VOLEVO SCRIVERE, ROBERTO

Non volevo scrivere, ma è impossibile per un presunto poeta, o comunque uno scribacchino, non deporre i sentimenti su due righe, perchè soltanto con questo suo umile fare, riesce a dimenticare, riesce a far scivolare quel mesto dolore che lo coglie quando, improvvisamente, un suo amico, cugino, più che fratello, ha avuto il coraggio e la voglia di andarsene per sempre e senza nemmeno degnarsi di salutare. Non volevo scrivere perchè non volevo dimenticare, troppi giochi ci hanno coinvolto nel passato presente, troppe corse sulle spiagge ci hanno fatto sudare, e quante sudate te hai poi dovuto sopportare nella vita che non ti ha voluto per niente bene.
Non volevo scrivere ma sento che non farlo non potrei stare bene, e io invece voglio dimenticare questo momento di freddo distacco che mi appartiene e mi lascia freddo come ghiaccio, io voglio piangere se ce ne deve essere la voglia e la motivazione e poi chiamarti sempre con il tuo nome, domani nei pensieri, poi magari ritornare a incontrarsi e poterlo ridire fisicamente, Roberto sei andato avanti ma non ti credere ti riprenderò ancora vicino alle onde e ancora una volta ti butterò dentro il mare per scherzosamente farti bagnare. Ciao e questo basta per ora a salutare.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Dionysos, Hadrian-era marble sculpture, Roman civilisation, 2nd century AD

martedì 10 settembre 2019

UN'ANTICA TAZZINA

Credevo di essere la sola, la più bella della tavola e la più ricercata, in nobile ceramica fine di un paese tedesco di fama mondiale, bianca, delicatamente decorata con le più belle rose mai raffigurate, rifinita con un filo dorato a denotare la mia importanza, ed ero sempre io che attiravo le signore con i guanti bianchi e trinati, i ventagli colorati che posavano al mio fianco, per poter approfittare della bevanda che contenevo, perchè era quella cosa che trattenevo calda e rovente nel mio corpo a dare consolazione a tutte quante, profumo acre e dolce insieme, amaro quel poco a stuzzicare l'alito e il cuore, a inebriare un ardito sorriso a un nobile cavaliere impudente. Ero allora la tazzina, colei che del caffè portava il suo colore e il suo ardito sapore, e credevo di rimanere l'incontrastata regina della tavola. Poi avvenne il cambiamento, le tovaglie non erano più di lino decorato, cotone tessuto, ma plastica colorata, banale copertura incerata dove il posarsi anche delicatamente si rischiava lo scivolare, e lui, il mio nobile e antico sapore e liquido mio conforto che ignobilmente e senza un minimo rispetto, come una di quelle che si donano gratuitamente sulle strade, mi aveva abbandonata per una stupida e insignificante tazzina di vetro trasparente, senza anima e senza pudicizia, pure da far trasparire il colore ambrato del liquido mio adorato.
E ancora peggio poi le mode mi hanno dimenticata, sola abbandonata in un angusto magazzino, buio e polveroso, svenduta come un pezzo ormai desueto e insignificante, ora vanno le colorate, le tazze in plastica dura dai mille disegni finti e appiccicati, gift vengono detti quei simboli e quelle lucentezze, ed io in mezzo a mie simili che ancora pretendono di fare le civettuole, incoscienti del luogo e del momento, siamo tazzine perse nei ricordi e non avremo più il nostro amato calore e intrattenimento, e rimarremo fredde della materia che ci appartiene e se il tempo ci sarà propizio, potremmo anche rimanere tali, senza ammaccature!
Roberto Busembai (errebi)
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venerdì 6 settembre 2019

LA MIA VIENNA











































Ogni vacanza ha il suo sapore dolce misto ad un amaro che solitamente si tramuta nel ritorno, ma ogni vacanza ha pure il suo magico mistero che aleggia dentro ed è quel particolare e unico di ognuno che riesce a entusiasmare e dare colore al periodo passato.
Allora si ricorderanno mari calmi e acque calde sotto il cocente sole, si ricorderanno prati verdi immensi, pascoli montani e acque limpide e ghiacciate, si penseranno alle traversate sopra un lago con il remare di una barcarola, o come me si penserà a una città, alle sue vestige e alle sue mura, ai suoi valori immensi e alle sue tradizioni, e io appunto voglio lasciare qui un piccolo ricordo di una città che mi è rimasta dentro, una città che non conoscevo ma che l'alone di notorietà mi era talmente impresso già dai tempi delle conoscenze scolastiche. Vienna e i suoi colori, musiche e tesori.
“Le note della musica
s'alzano sulla città,
unico suono e “rumore”
di un silenzioso passo umano.
Vienna dorme nella culla
di un LA maggiore
e una chiave di SOL.” (errebi)
Questa la mia prima impressione e sentimento che girando per le vecchie strade della città antica ho sentito dentro il cuore, la prima sera tarda in cui sono arrivato e di lei mi sono innamorato.
Vienna è un confetto di duro zucchero bianco e rassodato, ostico nella lingua, nelle prime impressioni della gente, nella rigidità dei palazzi prorompenti e dei grattacieli che lontana la sovrastano, ma dentro è una mandarla dal sapore misto, un dolce dato dalla musica continua di un Mozart brioso e di un languido e romantico Strauss che pare scivolare davvero su quel Donau che gentile e con rispetto costeggia il limite della metropoli Austriaca.
Sapori nuovi, cotolette giganti impanate e fritte, birre colorate e spumeggianti da ogni bicchiere e bottiglia, wurstel e crauti, e dolci che inteneriscono anche il più crudo dei cuori e dei sapori. 
Ma Vienna è anche il potere di una monarchia passata, di un fasto di ottocento che non nasconde ma mette sempre in rilievo, e allora carrozze trainate da due doverosi cavalli imbevono le strade ciottolate, rigore nel costume del cocchiere con parrucchino annesso, e poi palazzi e edifici, monumenti e giardini da trovarci il silenzio vero, quello che non capita più addosso, quello che ti fa sentire dentro il sapore dell'essere in un sogno che poi sogno lo è davvero.
Vienna è cultura nei musei e nei suoi artisti vari di ogni genere e di ogni categoria, dalla pittura alla musica, fino alla letteratura, è nelle chiese la dovizia religiosità mista tra il paganesimo e cristiana, ricchezza dentro nelle sue costruzioni, altari imponenti come imponenti vetrate e barocche colonne, ampie navate e impetuosi soffitti, tetti in puzzle di maioliche colorate e guglie infinite a cercare un cielo che sovrasta, luce che non ha nascondiglio tanto spazio gli è concesso.
“Non è lo scintillio 
delle cose e dei fatti
ma il colore che emanano
le persone che vivono
con l'arcobaleno addosso,
a donare calore
nell'animo e nel cuore.
E donano festa alla vta.” (errebi)
Poi ti accorgi che vivi in un mondo dimenticato, un mondo fatto di pura gentilezza, di comprensione e di rispetto, silenzioso e riguardoso, ma preciso e dovuto, ti accorgi che quella che ti sorride non lo fa solo per un compenso, che quello che ti concede l'attraversamento non è la frenata improvvisa di un'auto ma soltanto un sottile e lento frenare per il giusto comportamento. E ti accorgi che chi fa caos e confusione sono le migliaia di turisti che invadono giornalmente questa nobile metropoli d'oltr'Alpe, si parla piano e si sorride nella stessa maniera, ma non è un'imposizione o un modo di fare, è soltanto naturale educazione. E ti accorgi che puoi camminare senza nessuna paura addosso, senza guardarti intorno con sospetto, senza sentire il fiato o gli occhi che ti controllano per poterti colpire. E siedi sulla vastità delle panchine, noti la pulizia capricciosa e insistente in ogni angolo e in ogni strada e vicolo che sia, e godi del panorama delle vetrine accese, dei canti di artisti di strada,
e ti soffermi a salutare e scherzare con gli “imbonitori” venditori di biglietti per un ennesimo concerto di qualche chiesa o teatro o addirittura in cattedrale. E trovi che la gente nel loro quotidiano e comune stress metropolitano hanno un passo avanti, non sono tesi e hanno la proprietà di potersi riposare e dedicarsi alla famiglia e alle loro cose, alle corse lungo il Donau Canal quando non è invaso dalla bonaria e colorata movida notturna giovanile, giusto per passare la serata in una Vienna che ho trovato meravigliosamente calda (meteo parlando).
Vienna l'ho impressa sul mercatino delle pulci tra locali e ristorantini tipici, l'ho impressa sulla piscina di fronte alla Chiesa di San Carlo Borromeo, l'ho impressa nel giardino e nella reggia dello Shonbrunn, nel Belvedere e nelle tele di Klimt e Schiele, nel fregio di Beethoven e nelle note dei concerti di Mozart, l'ho impressa nella cattedrale di Santo Stefano e nelle altre mirabili chiese, l'ho impressa nei dolci sacher e nei sapori gialli di birre, ma Vienna l'ho impressa nel cuore per il suo gentile, riservato e sottile pudore di farsi scoprire.
Roberto Busembai (errebi)
Photo by ERREBI

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...