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domenica 27 marzo 2022

PER LA PACE


VOGLIO FARMI PROMOTORE DI UN'INIZIATIVA CHE TENDA A SENSIBILIZZARE L'OPINIONE PUBBLICA VERSO LA PACE.

Noi non abbiamo voce in capitolo, ma possiamo far sentire il nostro pensiero con un "mezzo" grande e mondiale che è il "social" per cui vorrei che tutti coloro che sono per LA PACE, da oggi e per una settimana condividessero e promuovessero questa immagine sulle loro bacheche, sulle loro pagine, sui loro social. Questa mia personale bandiera è volutamente semplice, elementare, naturale perchè la PACE è semplice naturale e elementare che debba esistere, è un'immagine dai colori quasi sbiaditi, usurati, consumati, perchè la PACE è sofferta, voluta ardita, creduta, pensata, urlata, desiderata, ambita.....

Condividete questa immagine per una settimana e promuovetela, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE IN TUTTO IL MONDO.

Rpberto Busembai (errebi)

Immagine Errebi

mercoledì 8 gennaio 2020

IL GRANDE DITTATORE - CHARLIE CHAPLIN

Venti di guerra, di predominio, di ripicche tra statisti, ingiurie e altre ancora e senza entrare in merito per nessuno, ma l'esperienza, la storia, il passato, pure quello prossimo,non hanno ancora insegnato niente , anzi parrebbe che tutto quello che finora è accaduto negli ultimi cento anni, non sia mai esistito tanta è la rabbia e la volontà di conflitto e di sopprimere, di portare fede alla forte ambizione di potenza superiore.
Questa premessa per parlare, piano e delicatamente per portare rispetto, di un grande film, un film che soltanto un "piccolo" uomo ebbe il "coraggio" e la forza umana e intellettiva di produrre, costruire, interpretare, proprio nel periodo peggiore che poteva apparire, o migliore per assumere sempre più forte l'impatto della denuncia, del pericolo e della paura.
Charlie Chaplin, con "Il dittatore" ha portato nei secoli a venire la forte denuncia, in modo intelligentemente satirico, di una dittatura e di un personaggio, al tempo Hitler, che calza benissimo anche per altri e alti personaggi capi di stato dopo questo nazista. La figura del povero barbiere ebreo che si trova improvvisamente merce rara da bruciare e vendere per volontà di un suo "gemello" , Chaplin voleva gridare al mondo intero che costui era pericoloso, che acclamarlo avrebbe portato alla rovina, ma nessuno ascoltava, persino l'America stessa ne era entusiasta, e allora il povero barbiere diventa l'icona del sistema che lotta e si ribella ad un "pagliaccio" a cui è dato di "giocare" con il mondo, proprio come lo rappresenta, con un'acuta scena, il regista-attore, un mappamondo leggero con cui Hitler palleggia e balla in un fare divertito e sommessamente compiaciuto di avere proprio il mondo tutto tra le sue mani.
Scene di un'attualità impressionante e satira sono la miscela perfetta per questo meraviglioso film, la figura femminile si può osare dire che sia stata la migliore rappresentazione che il regista abbia potuto ottenere, la grandissima interpretazione di Paulette Goddard oggi avrebbe meritato un oscar assolutamente. Interessante la figura di Napaloni (Mussolini), spiccatamente recitata dal grande Jack Oakie e divertentissima la scena del fatidico lancio di torte, emblema di un film muto ormai alle soglie del declino, durante una discussione di politica estera tra questi due statisti.
Chaplin era ebreo, era nel film il povero barbiere, era nel film il buffone di Hitler e sinceramente tutte e due le parti avevano una sottile sfumatura di umanità perduta, il primo per volontà del secondo, il secondo per volontà degli eventi che se ne liberava gettandoli sul primo. Un film tutt'ora, anzi direi quasi attualissimo, che dovrebbe essere monito in questi giorni di discussioni che non portano a niente, anzi che navigano a gonfie vele verso un futuro che non ha futuro.
Chaplin forse aveva previsto anche questo nel suo Hitler interiore, nel suo barbiere, nel suo essere ebreo.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Locandina del film

giovedì 21 novembre 2019

DAMIANO DAMIANI - IL GIORNO DELLA CIVETTA


Quando due grandi opere si incontrano, non c'è che dire si parla di capolavoro, e lo diventano entrambi, anche se già da sole potrebbero ottenere questo appellativo. Parlo del film del grande regista Damiano Damiani ( sempre attento ai problemi sociali) “ Il giorno della civetta” e mi riferisco per altro al romanzo di Leonardo Sciascia da cui è tratto.
Un film interamente girato nella Sicilia di allora, compresa anche la stupenda Palermo (sarà il vicino paese Partinico), il perfetto scenario non solo fisico ma psicologico e morale, per l'esternare le basi di questa pellicola che poi si rifanno al libro stesso, la mafia e l'omertà, il messaggio di forte denuncia sul profondo radicamento mafioso della popolazione, un messaggio incisivo nel libro di Sciascia ma altrettanto voluto e al tempo stesso coraggioso, del regista.
Partendo da un omicidio di assoluto stampo mafioso di un imprenditore edile, il personaggio principale, interpretato da un esemplare Franco Nero, il capitano Bellodi di origine settentrionale, indaga nonostante l'omertà, le incresciose difficoltà, la pressione dell'ingranaggio mafioso che tende a far passare questo delitto per una questione di gelosia. Riuscirà a far arrestare il boss mafioso don Mariano, ma saranno sforzi vani perchè il sistema assolutamente malato, riuscirà a sopravvivere.
Una bellissima e bravissima Claudia Cardinale e Tano Cimarosa saranno poi premiati con un meritatissimo David di Donatello. Una bellissima e pulita regia, una pellicola da non dimenticare e ancora vivissima e attuale per poter essere vista.
Roberto Busembai (errebi)
Immagini web: Locandina del film e alcune scene

giovedì 14 novembre 2019

PIER PAOLO PASOLINI - IL VANGELO SECONDO MATTEO


Sono sincero, la commozione è ancora forte, e penso che non sarà mai sedata, e non potete immaginare quante e quante volte avrei voluto parlare di questo film ma la paura di dover sbagliare, la paura di dover quasi toccare con le parole una così altissima “opera d'arte” che più cinematografica oserei dire pittorica. La commozione ora diventa abissale, da poco è trascorso l'ennesimo tragico anniversario della morte di questo regista, questo poi è l'anno culturale della favolosa città di Matera, che solo lui poteva riscoprirla più di 50 anni fa.
Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini è una di quelle opere che vengono fatte una volta ogni non si sa quale sproposito di anni, e come tutte le grandiose cose anche questa è nata per caso e da un personaggio che con la fede cristiana aveva ben poco da spartire, anzi sempre sul filo delle scomuniche e delle grida all'eretico.
Pasolini in quel lontano 1962 si trovava ad Assisi per relazionare, ad un convegno sul cinema come forza spirituale esul suo film “ Accattone” ed era ospite presso un'associazione francescana. Era comunque già strano di per se che un personaggio come lui, anticlericale e marxista, ateo, si potesse ritrovare in quell'ambiente sacro e umile, ma l'intelligenza e l'apertura mentale di un genio non ha limiti e comprende e si affaccia comunque alle radici, che erano state, come tutti del resto, cristiane.
Ma il destino volle che i lavori per questa cosa fossero interrotti perchè un ben più importante personaggio, veniva improvvisamente in visita alla casa del Santo Francesco, ed era Papa Giovanni XXIII che si trovava in visita a Loreto e ebbe questo forte desiderio. Allora anche Pasolini fu invitato a rendere omaggio a Roncalli, ma lui rifiutò, forse per timidezza, inquietudine o diffidenza, comunque si ritirò nella sua cella del monastero e si distese sulla sua branda. Vicino a lui, come in tutte le celle, c'era deposto un vangelo. Per passare il tempo iniziò a leggerlo e fu subito colpito dal vangelo di San Matteo che ne ebbe subito ispirazione e gaudio.
La sera stessa confidò al massimo priore che avrebbe fatto un film sul Vangelo di Matteo ma che chiedeva assolutamente tutto l'aiuto possibile perchè lui era un grande ateo e profano.
Nel 1964 il film, girato a Matera, fu pronto per essere visionato alla Mostra del Cinema di Venezia, dopo aver visitato, (aiutato da famosi illuminati di Chiesa, che riuscirono comunque ad ovviare la non buona fama cinematografica che il regista aveva e sorvolare su preconcetti borghesi del tempo quale la sua omosessualità), la Terra Santa. Il film aveva una dedica “ Alla cara, lieta e familiare memoria di Giovanni XXIII” e fu pure premiato con il Leone d'Argento.
Ritornando alla commozione, non si può rimanere freddi agli sguardi decisi, ai silenzi irrompenti, alle parole scandite, ai messaggi sofferti, a innocenti primi piani, a paesaggi infiniti, ad un Gesù che non ha niente di estatico e niente di terreno, ma che parla parla e ogni cosa che dice, è un messaggio vero, conciso profondo. E' una pittura in bianco e nero piena di infinite sfumature che nessun colore pittorico e nessun riflesso di luci potrebbe eguagliare, le sfumature sono quelle interiori che il film fa pensare, ragionare, piangere e supplire. Una laica preghiera in un mondo cristiano.

Dall'inizio alla fine è un susseguirsi di forti emozioni, la giovane Maria con il volto struggente iniziale per poi ritrovarla invecchiata, straziata e pallida di dolore in un nero invadente della veste sotto la Croce. Una madre che cerca suo figlio crocifisso da una società e da un potere barbarico ….e come non pensare che questa scena sia quasi profetica, la madre Maria qui è rappresentata proprio dalla madre di Pasolini......
Roberto Busembai (errebi)
Immagini web: Locandina del film e alcune scene

giovedì 7 novembre 2019

1895 - L'arroseur Arrose'





FRATELLI LUMIERE - L'ARROSEUR ARROSE'
Era il lontanissimo 28 dicembre 1895 e due fratelli, Auguste e Louis Lumiere, animati da spirito innovativo ma coscienti che sarebbe stato soltanto un piccolo e unico evento, al Salon Indien del Gran Cafè a Parigi, dettero il via a un movimento di immagini sopra un grandissimo telo bianco. E dall'ora, ovviamente, nacque il cinema e con lui il manifesto che lo avrebbe per tanti anni pubblicizzato, sostenuto e osannato.
Il primo manifesto pubblicizzava l'evento come un cosa già avvenuta, prevedendo una calca di persone che si apprestavano ad entrare per godere di questa innovazione, ma poi in effetti parteciparono non più di venti persone e i giornalisti, nonostante fossero stati invitati, si rifiutarono di partecipare.
Le reazioni furono diverse, possiamo immaginare quanto siano state sorprendenti le poche scene che si evolvevano su quel telo, pensate che furono effettivamente un insieme di movimenti e gesti che durarono circa venti minuti, infatti furono proiettati due cortometraggi, “L'uscita dalla fabbrica Lumiere e il sorprendente “L' innaffiatore innaffiato” originale “L'arroseur Arrosè” che viene considerato il primo “film” divertente della storia del cinema. Questi in effetti rappresenta una gags tra due improvvisati giardinieri impegnati nell'annaffiare un grande giardino. Uno dei due cammina sopra il tubo per bloccare l'uscita dell'acqua e solo quando l'altro giardiniere scruta l'uscita del tubo per capire come mai non arriva acqua, il “burlone” si sposta così da far scorrere immediatamente l'acqua che bagna naturalmente l'altro.
Alcuni guardavano questo evento con molto sospetto, altri in effetti ne erano certamente scioccati ma, pare, che una signora non riuscì a trattenere un grido di spavento quando si abbassarono le luci in sala.
Per giorni e giorni si parlò di questo evento e di esso se ne cercava la spiegazione, al punto da pensare a questi fratelli come due maghi che avevano fatto uso di certi trucchi o avessero usato tecniche di illusionismo. Tanto fu lo scalpore che nonostante l'assenza dei giornalisti, Parigi fu invasa da notizie su tutti i giornali.
L'anno nuovo, 1896, iniziò con la proiezione di questi due fratelli in un salone dove circa duemilacinquecento spettatori paganti un franco ciascuno, furono disposti nei due giorni (il 1 e il 2 gennaio) ad assistere lo spettacolo e in pochi mesi, furono aperti luoghi, “cinema” ,come quelli che i fratelli Lumiere avevano allestito, in molte città e le proiezioni erano riservate ai grandi signori, capi di Stato, re, principi ecc. E Parigi fu invasa dai primi “poster” che pubblicizzavano i vari eventi, poster o locandine come verranno poi riconosciuti e identificati che all'inizio erano vere e proprie rappresentazioni artistiche e di valore.

Roberto Busembai (errebi)
Video web

giovedì 24 ottobre 2019

ERMANNO OLMI - L'ALBERO DEGLI ZOCCOLI


Era il 1978, anni in cui avvenivano cambiamenti sociali e politici, dove tutto era in ebollizione e dove tutto era in congestione, quando il grande regista Olmi portò a Cannes questo spettacolare film che era al di fuori dell'industrializzazione, delle battaglie sociali e operaie, un film pulito nella sua interiorità che parlava di realtà contadine, una realtà che ci apparteneva e che abbiamo fatto di tutto per eliminarla e dimenticarla quasi ce ne vergognassimo.
Il film narra di una famiglia contadina della Basa Bergamasca, nel periodo circa di fine ottocento, quando ancora i valori sia sociali, sia familiari erano basati sul reciproco aiuto, conoscenza e rispetto, umiltà e sacrificio, obbedienza e pura libertà interiore. Una comunità in cui esiste un profondo legame spirituale e culturale tale da fargli vivere insieme momenti belli e cose tragiche. Parteciperanno tutti e in tutto al matrimonio della bella Maddalena e tutti accetteranno poi il bambino adottato che gli sposi porteranno da Milano, saranno tutti che uccideranno il maiale facendo le dovute partizioni, saranno tutti che nella tratta da versare al padrone della fattoria, cercheranno di barare per accaparrarsi quei pochi chili di farina in più, ma soprattutto saranno tutti che ascolteranno e impareranno dai racconti e dalle esperienze dei vecchi.
E saranno allora tutti che piangeranno e osserveranno impotenti la partenza della famiglia del piccolo Menek, l'unico che frequentava la scuola, il cui buon padre per riparare uno zoccolo rotto del figlio, che gli serve per andare a piedi a scuola, lavora tutta la notte con un ramo di un albero tagliato abusivamente, e scoperto dal padrone verranno perciò allontanati dalla fattoria.
La caratteristica principale sono gli attori, che sono veri e propri figuranti non professionisti, contadini che parlano la loro lingua e si esprimono con il loro pulito dialetto e la gestualità che gli è familiare, tanto che l'originale del film ha avuto bisogno dei sottotitoli in italiano. E' un fim eroico, che parla delle persone e arriva al cuore, un film che era una meteora in una società di allora, dove già si imparava a correre, dove già si sentiva il fiato pesante dello stress e dove i valori principali di famiglia, rispetto e uguaglianza diventavano spazzatura.
Una meteora che comunque non passò inosservata, almeno all'estero, Cannes gli affidò la palma d'Oro.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web : Locandina del film e alcune scene





giovedì 26 settembre 2019

HAROLD E MAUDE

La gioventù è il periodo più bello della vita....o così dicono, certo è che in quel primo periodo di vita tutto è una conquista e tutto sembra conquistabile, ma è anche vero che tutto diventa irraggiungibile, incomprensibile e quasi opprimente. La giovinezza è il veloce sbocciare della vita, un attimo, un passaggio del quale ci arriviamo incoscIenti e ignoranti del mondo e di quel mondo invece dobbiamo reagire con maturità e conoscenza, la giovinezza è la vigoria del corpo e della mente, ma un'intera confusione psichica e sociale, un misto di bene e male, al quale ognuno reagisce come può o come natura gli ha concesso di agire. Il fiore della gioventù dura come un giorno, quello prima eravamo spensierati bambini, quello dopo un cumulo di esperienze da maturare. E spesso in questa battaglia tra l'essere e il futuro sarò non sempre si riesce a conciliare e nascono le incomprensioni interiori e pure esteriori, i conflitti, e spesso si pensa di poter morire per la paura di combattere un domani che non conosciamo.
Harold e Maude, il film che oggi mi è venuto alla mente, parlava proprio di un conflitto interiore di un giovane aristocratico, che nonostante l'agiatezza delle cose non accettava la sua identità, doveva lottare per farsi notare e comprendere da una “leggera” e insignificante madre al punto di annoverare nel suo breve percorso di vita, un'intensità di tentativi di suicidio, che non sono valsi altro che a essere controllato da uno psicologo. La sua mania, il necrologio, la visita dei cimiteri e tutto quanto legato a questo perido nefasto della vita.
Ma sarà proprio questa sua “strana” passione che gli farà incontrare la donna che lo indirizzerà al valore della vita stessa in contrapposizione alla morte, una donna prossima agli ottanta anni, ma di una vitalità e di una conoscenza di saper vivere fuori da tutti gli schemi. Sarà lei con le sue stranezze, con le sue parole e con i suoi insegnamenti “geniali” a fargli capire che la vita è una sola e come tale va consumata in tutto e per tutto, senza crearsi nessun tabù e nessuna remora.
E nascerà pure l'amore tra i due, un amore fatto di complicità, di scambio di idee e di gusti, ricerca pure dei corpi, una storia d'amore ma una storia di vita interiore, la signora anziana che insegna al ragazzo ad essere “giovani sempre” e quando il progetto di Harold di sposarla, andando contro ogni convenzione e contro ogni ostacolo, Maude nel giorno del suo compleanno, allo scoccare degli anni 80, morirà. Harold inscenerà un ennesimo tentativo di suicidio, facendo correre la sua auto in un burrone, mentre lui si allontana dal precipizio ballando e suonando il banjo, un regalo di Maude.
La morte è proprio ciò che da significato alla nostra vita.
Un bellissimo film di Hal Ashby del 1971, che non è la solita commedia romantica, ma un film che va oltre le righe e che nella sua talvolta comicità offre una leggerezza d'animo e di sentimento che fanno soltanto pensare e amare davvero la vita per quella che è e quella che possiamo inventare.
Una favola senza età e come dice a un certo punto Maude:
“Vizi, virtù... non bisogna essere troppo moralisti se no si deve rinunciare a troppe cose nella vita. Prima il piacere poi la moralità. Devi applicare questo principio alla vita... solo così riesci a viverla nella sua pienezza”
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: Locandina del film

giovedì 1 agosto 2019

BOHEMIAN RHAPSODY

Dalla mia pagina FB "Ciak si gira"
Mi ero proposto di non vederlo, e ho resistito all'uscita nazionale, ho resistito alle varie repliche ma ieri sera, quasi per caso, ho visto in un cinema estivo “Bohemian Rhapsody” e ...avevo ragione a non andarlo a vedere.
Questo non è un film su Freddie Mercury e non è un film sui Queen, questo è un film che parla di un “finocchio” isterico che trova dei qualsiasi suonatori che soddisfano le “manie” di questo eclettico personaggio e hanno poi la “fortuna” di essere ascoltati e amati da un pubblico che, guarda caso improvvisamene scopre la musica rock e l'Inghilterra fa soldi gratuiti per un concerto di beneficienza per i bambini dell'Africa. La fortuna di questa pellicola invece è quella di usare i sottofondi musicali di una grande e inimmaginabile band che sono stati poi i veri Queen.
Un “genio” è tale quando la sua mente e il suo agire e il suo fare e il suo stesso pensare, hanno sregolatezze dal comune e dal giornaliero e dall'assoluto “normale” di ognuno, un “genio” ha la facoltà di superare e di andare oltre il pensabile e oltre il fattibile di ogni cosa, e di ogni cosa ne travia e ne eccelle il contenuto, il sapore e il colore. Un “genio” quando si dedica a ogni cosa, lo fa esclusivamente con la mente e soprattutto con il cuore, e vi apporta tutta la sregolatezza che il suo essere gli possa estraniare, non conosce limiti e non conosce rigori, ma si applica al suo intento, unico e particolare che è in quel momento dominante nel suo stesso essere “geniale” .
E allora nascono e vivono e producono e incantano i vari Michelangelo, Leonardo, Einstein, Roger Waters, Michael Jackson e tanti altri e nasce e vive e produce e incanta Freddie Mercury.
Freddie è stato un genio della musica e soprattutto della vocalità musicale, ha incantato per il suo salire e dominare sul palco, il suo fascinoso trasportare della gente con il cuore e tutta la sua anima, è stato il trascinatore, la forza, il fulcro degli stessi Queen.
Brian May, Roger Taylor e John Deacon erano tre grandi musicisti, tre grandi piccoli geni musicali che del genio avevano la capacità e la forza nelle loro menti di lavorare e sgretolare le note musicali
ma non avevano l'eccelso ultimo geniale di sorprendere e di cambiare e di quel tocco “particolare” che solo un “genio” vero può fare e ecco l'incontro con Freddie e il gruppo prima ancora di chiamarsi Queen, era già composto e già dentro di loro erano quello che sono diventati.
Come dicevo prima, un genio vive di sregolatezza e lo vive anche nella passione e nell'amore, ma soprattutto nel sesso, e come tutti i geni soffrirà di questa difficile identificazione, soffrirà di questo suo non essere indirizzato verso un'unica forma di piacere e di dimostrazione d'affetto, Freddie, è gay, bisessuale, etero, e tutto quello che si voglia nominare come particolarità di vita sessuale, perchè Freddie è un genio, e come tale eccelle anche nella fragilità e nella debolezza, perchè per lui sarà difficile far capire il suo grande e immenso amore, perchè lui lo cercherà sempre e lo cercherà in tutto e in tutti, e si dichiarerà sinceramente a tutti, ma difficilmente una persona “normale” può accettare e comprendere questa particolare forma di amore.
I Queen ( intesi come gruppo) sono stati una band rock che sono saliti sopra un precipizio e sono stati sul limite del baratro, hanno avuto la capacità e la genialità di arrivare fino all'orlo, Freddie si è buttato nel baratro ma non è caduto è volato e in questo suo volare ha talvolta portato gli altri componenti, a mettere un piede o una mano al di fuori del limite ed è allora che sono riusciti a “volare” come gruppo perchè loro sapevano che non sarebbero precipitati, perchè Freddie li teneva per mano e Freddie sapeva che non precipitava perchè sapeva che doveva trattenere i Queen.
Freddie è stato un grande musicista e vocalist che la terra abbia mai avuto, e soltanto un altro “gay” o “bisessuale” potrebbe forse parlare e giudicare e spiegare, il grande amore che ci ha dato e ha dato a chi ha avuto veramente intorno e lo ha “sopportato”, perchè soltanto coloro che possiedono la “sregolatezza” possiedono la fragilità e la debolezza immense per poter comprendere fino in fondo il sapore dolce e il forte amaro di una passione e di un amore, rivolto a qualsiasi essere umano e a qualsiasi altra cosa. Questo era Freddie Mercury e soprattutto questo era il genio di Bohemian Rhapsody inteso come opera rock, perchè i Queen hanno dato il cuore e l'anima in questo pezzo e da questo si sono compresi che sarebbero andati oltre.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web locandina film

giovedì 4 luglio 2019

E.T.

Dalla pagina FB: CIAK SI GIRA
Telefono casa.....
...e basterebbe questo appello a far rientrare nei nostri ricordi il “brutto ma buono” alieno che supplica aiuto e il pubblico tutto che lo guarda commosso....Avrete certo capito il film che io oggi voglio menzionare, era il lontano 11 Giugno del 1982 e nelle sale si proiettava per la prima volta una “favola” ultraterrestre, una storia impossibile ma fattibile, insomma un'eroe diverso che aveva bisogno di aiuto e che lo ottiene dalle persone più insignificanti e piccole di questo pianeta, i bambini. Eppure questa pellicola era stata rifiutata dalla Columbia Pictures perchè la definì “ un classico strappalacrime adatto per la Disney”, fortunatamente il tenace Spielberg non si lasciò intimorire e trovò (fortunatamente) il consenso dalla Universal Pictures. Il titolo semplicemente “ E.T.” a significare extraterrestre ha un che di magico e di assoluto fascino, finalmente si parla ( dopo il suo film “Incontri ravvicinati del terzo tipo”) di estraterrestri non più conquistatori di mondi e alieni brutti e violenti, sadici e disfattori, ma di un piccolo essere abbandonato per un incidente su un pianeta lontano, la terra . E' un film che parla di integrazione, di soccorso, di quell'essere “diverso” che cerca aiuto, di liberarsi dalle dicerie e dalle false congetture, questo è un alieno e non sempre alieno significa nemico, ma soltanto il cuore innocente e vero di un bambino può capire il valore immenso di un “simile” che chiede aiuto. E saranno proprio i bambni a rivoluzionare tutto lo status sociale e rigoroso del sistema, supportando in tutto e arrivando al lieto fine per questo piccolo “diverso” essere “umano”. La scena finale in cui Elliot rilascia ET finalmente ai suoi simili, è esclusivamente “vera” infatti l'interprete bambino Henry Thomas, si commosse realmente in quanto pensò al suo cane morto circa tre anni prima. Un piccolo segreto, l'idea di questo film a Spielbeg è dovuta alla sua infanzia, in quanto lui a 14 anni , trovatosi “vuoto” dal divorzio dei genitori, lo riempiva parlando (con un amico immaginario) che altri non era che un alieno. Un film assoltuamente per tutti ma a quei tutti, soprattutto i grandi, proporrei di guardarlo in silenzio, da soli, avendo cura di non farsi prendere troppo dalle scene ma ponderare soprattutto sulla storia.
Telefono casa......

Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

giovedì 6 giugno 2019

STORIE PAZZESCHE

Non so se avete avuto occasione di vedere questo film del 2014, è un film argentino diretto da Damian Szifron e prodotto da Pedro Almodovar, un film che a mio parere avrebbe dovuto avere più notorietà e più considerazione. E' una antologia di sei racconti incentrati sulle manie e sui risultati violenti che ognuno di noi possiede e estranea al massimo della rottura di questa opprimente società. Sono rappresentate situazioni normali di vita comune che naturalmente vengono eccessivamente proposte soluzioni alquanto “pazzesche”, ma che potrebbero benissimo verificarsi dato il sorpruso che sopportiamo ogni giorno e ogni istante, partendo dalla critica a volte sbagliata dei nostri conoscenti, amici e parenti, a l'insidie che le istituzioni ci pongono per un normale atto demografico o soltanto per il pagamento di una multa non giusta, o per rapporti di coppia che si scoprono poi non tanto leali e non tanto decorosi. E' un susseguirsi di scene e di colpi di scena, talvolta ironici, talvolta violenti, ma sempre con la dovuta forza di rimarcare quello che l'uomo normale subisce giornalmente e stressatamente sopporta per poi “normalmente” agire per rabbia, per istinto di sopravvivenza, per amore o odio esagerati. Ci sono racconti al di sopra della normalità ma che fanno riflettere proprio per la loro vicinanza alla verità, altri che appaiono quasi impossibili ma che poi non distano affatto dalla quotidianità. Tra l'ironico e il passionale, tra il tragico e il violento, tra la paura e il rilassamento, si trascorrono queste storie in assoluto coinvolgimento e se al momento pare che ognuna vada per il suo, queste storie sono tutte e sei legate da uno stretto significato comune, la libertà personale violentata da un “normale” vivere giornaliero e da un “normale” credere comune di fare il giusto che poi il giusto non è e viola la libertà stessa, la propria e l'altrui. Il primo racconto è geniale (l'amico di tutti e di nessuno), l'ultimo è sublime ( la festa di matrimonio), gli altri spettacolari.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine web la locandina

mercoledì 22 maggio 2019

CASABLANCA

Dalla pagina FB " CIAK SI GIRA"


Come definirlo questo film icona del cinema mondiale, romantico? Certamente si perchè la storia d'amore è il fulcro di questa pellicola ma non basta. Drammatico? Certo che si, perchè il finale è davvero contro ogni aspettativa. Di guerra? Non possiamo dire di no, il sottofondo ben marcato e il concetto della storia si fondano proprio su eventi storici di una guerra da non dimenticare.
Siamo nel 1940 e Parigi è invasa dai Nazisti, Ilsa ( magistrale Ingrid Bergman) ha una relazione con un americano, il tenebroso Rick ( indiscutibile e impeccabile Humphrey Bogart) ormai convinta che il marito Laszlo, appartenente alla schiera di antifascisti europei, è morto nei campi di concentramento tedeschi. Parigi viene dichiarata città aperta e ceduta senza combattimenti e in questi frangenti di guerra Ilsa sempre più innamorata chiede a Rick, in un sottofondo di spari di cannone..."sono colpi di cannone o è il mio cuore che batte?". L'avanzata è ormai alle soglie della città, bisogna fuggire e la coppia decide che il giorno dopo si daranno alla fuga, ma Ilsa non si presenterà all'appuntamento perchè è venuta a sapere che Laszlo è vivo.
Ma gli eventi si fanno stretti, il nazismo domina la capitale, la Francia è in ginocchio e i due sposi sono compromessi e non possono vivere in condizioni di paura e di terrore, decidono perciò di fuggire e soprattutto in Marocco, che era allora una quasi colonia francese , dove c'è possibilità di poter avere documenti per arrivare addirittura in America.
E' il 1941 e i due sbarcano a Casablanca. Hanno notizie di rivolgersi a un night club per avere certezze di espatrio, e appena entrati Ilsa vede al pianoforte l'amico del suo amante americano e non può che chiedergli: " Suonala Sam" riferendosi alla canzone d'amore di lei e Rick, "As time goes by". Infatti Rick altro non è che il proprietario del night club e comunque è lui il solo che possa dare affidabilità e mezzi per l'espatrio. Laszlo è disposto a cedere la moglie al suo rivale, pur di salvarla, ma quest'ultimo visto il grande gesto dell'uomo, arriverà persino a uccidere un ufficiale tedesco pur di obbligare la donna a seguire il marito e a rendersi liberi.
"...Un giorno capirai. Buona fortuna, bambina....) sono le ultime parole che Rick rivolge alla donna.
Un film che non ho resistito di non esporlo, perchè il noir, il fascino degli attori, la trama e la musica lo hanno reso un cult insuperabile e irripetibile.
Una nota: La vera storia sarebbe davvero passata da Casablanca, infatti dal 14 al 24 gennaio del 1943, Roosevelt, Churchill e de Gaulle pianificheranno qui lo sbarco in Italia, ovvero l'inizio della fine dei nazisti.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine web la locandina

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...