Dicono “tutto bene” procediamo con la cura,
e questo dovrebbe essere confortante
poi torno a casa e mi rendo conto
di quanto quel “bene” sia distante.
Sbalzi d’umore come un niente
improvvisamente piango
poi subito rido come un deficiente,
irritazione di ogni cosa e persona
totale diniego della società,
mi metto in mezzo e mi faccio forza
per ritornare totalmente sconfitto
svuotato e deluso sul sofà.
E’ bello pure sentirsi dire dalla gente,
ti devi sforzare, non cedere sei te che comandi,
certo li capisco che altro avrebbero da dire
ma provate voi a digiunare quando avete fame,
perché la sensazione è la stessa,
volontà di essere quello che eri sempre
e riscoprirsi invece deprimente.
Avete presente quelle notti buie,
quando la luna non fa capolino,
quando le stelle paiono disperse,
eppure in quel prato che nell’oscurità
non si vede per niente,
vive ancora un fiore bianco splendente
che di giorno sa farsi notare
ma adesso pure splendendo
si deve adattare a se stesso
e non capirne il motivo,
per cui lui nonostante
si senta ancora vivo.
Roberto Busembai (errebi)Immagine web: By Evenlyevi






