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domenica 27 marzo 2022

PER LA PACE


VOGLIO FARMI PROMOTORE DI UN'INIZIATIVA CHE TENDA A SENSIBILIZZARE L'OPINIONE PUBBLICA VERSO LA PACE.

Noi non abbiamo voce in capitolo, ma possiamo far sentire il nostro pensiero con un "mezzo" grande e mondiale che è il "social" per cui vorrei che tutti coloro che sono per LA PACE, da oggi e per una settimana condividessero e promuovessero questa immagine sulle loro bacheche, sulle loro pagine, sui loro social. Questa mia personale bandiera è volutamente semplice, elementare, naturale perchè la PACE è semplice naturale e elementare che debba esistere, è un'immagine dai colori quasi sbiaditi, usurati, consumati, perchè la PACE è sofferta, voluta ardita, creduta, pensata, urlata, desiderata, ambita.....

Condividete questa immagine per una settimana e promuovetela, FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE IN TUTTO IL MONDO.

Rpberto Busembai (errebi)

Immagine Errebi

lunedì 23 settembre 2019

LE INDAGINI DELL'ISPETTORE NONLOSO' FERRAGOSTO AL LAGO (Quarta parte)

“Si era perso troppo tempo, inutilmente, o forse avevamo sottovalutato la gravità o forse...” e ancora con questi pensieri Nonlosò non si dava pace, un ragazzo sarebbe potuto essere salvato, un ragazzo come suo figlio, un ragazzo per bene, e quella giovane, lei forse testimone di un qualcosa che non doveva vedere o sapere, e.....quante domande ancora....ma dovevano trovare risposte, immediate, concise.....ora si doveva entrare a colpire senza tregua, scovare e infastidire, snervare fino al limite, ognuno e ogni persona che, volente o meno, faceva parte di questi fatti e di questi due innocenti ragazzi.
I funerali dei due ragazzi furono lo strazio della valle, se ne sarebbe parlato per anni e anni, le due madri affiancate in un macabro incontro, e non c'era tra loro ceto o posizione che le potesse distinguere nel loro uguale strazio comune, una sostegno dell'altra inutilmente. Fu un'intera valle a partecipare silente alle osequie e altrettanto silente si dipartì dal piccolo cimitero, dietro la Pieve Romanica, la chieda del paese. Ma l'ispettore non poteva cedere ai sentimenti e ancora erano calde le lacrime sulle guance di tanti che iniziò a domandare e interrogare.
Franca e Aldo, i signori Rubini, genitori di Paolo erano ora seduti intorno al grande tavolo in legno intarsiato, un'opera d'arte del secolo passato, uno dei tanti pezzi di mobilia di valore del Barone, che erano resistiti agli anni e alle intemperie delle sempre nuove mode e tecnologie; di fronte l'ispettore che non aveva niente di amichevole nello sguardo, nonostante conoscesse i due genitori, ora, purtroppo, era li per sapere, per conoscere e soprattutto per scoprire.
“ Aldo, signora Franca, scusatemi, so che il momento non è quello più idoneo, ma ho bisogno urgente di farvi delle domande se voglio, anzi se vogliamo sapere chi è che sta facendo del male ai nostri giovani.”
“ Certo, ti comprendo......ti comprendiamo” fu la risposta seria e dura, quasi a mezzavoce.
“ Da quanto tempo non venivate qui al paese?”
“ Ma da circa un anno, sempre in questo periodo, villeggiamo nella residenza di mio suocero, è un'abitudine da sempre, o almeno da quando siamo andati ad abitare in città”...era Aldo che rispondeva, lei annuiva in segno di approvazione, ma di più non poteva.
“ E durante l'anno, vi è mai accaduto di venire, magari anche solo per una passeggiata, un ultimo dell'anno forse....”
“ No, assolutamente, e l'ultimo dell'anno lo festeggiamo sempre con i miei, giù alla città”
“ E Paolo? “
“ Perchè queste domande? Paolo.....Paolo si forse qualche volta lui è venuto.....Franca aiutami, sai che nostro figlio sia venuto saltuariamente?”
Ci volle un lungo silenzio prima che lei prendesse fiato, tanto sembrava lo avesse raccolto nel profondo di un immenso pozzo, e : “ Da quando faceva primavera, qualche volta era solito passare dei giorni sul lago, ma mai consegutivi, soltanto il tempo di una giornata......” e si ripose in se stessa come una busta sigillata.
“ Aldo, non far caso alle domande, tutte hanno uno scopo ma ora non saprei nemmeno io spiegarti quale, ti chiedo......ovvero vi chiedo di rispondere il più semplice possibile e con l'assoluta chiarezza....e vi ringrazio” poi l'Ispettore continuò:
“ E queste sue scampagnate, avvenivano anche prima che avesse l'auto?”
“ Qui posso risponderti anche io, quando Paolo non aveva ancora la patente, prendeva l'autobus che giornalmente arriva in paese, e con quello se ne ritornava a sera inoltrata.....diceva che le visite al lago lo rendevano felice.....”
“ Ma.....” fu un sottile sospiro di Franca, ma poi si azzittì timorosa.
“ Dica signora Franca...tranquilla” incitò delicatamente Nonlosò
“ Non era così Franca?” chiese sorpreso l'ingegnere
“ Si....era così....ma a volte non ritornava con l'autobus ma accettava un passaggio da qualche conoscente del paese.....così mi diceva lui”
“ E chi era questo o questa conoscente”
“ Ma non l'ho mai chiesto chi fosse di preciso, soltanto che avevo capito che ogni volta era un qualcuno di diverso....insomma mi diceva che c'era sempre un qualcuno che scendeva alla città e lui ne approfittava.”
“Ritornando a quella sera, Aldo e pure lei signora, ho bisogno di sapere esattamente a che ora Paolo è uscito di casa, di che umore era, ovvero se vi sembrava che fosse preoccupato”
“ Erano intorno le 16, non posso dirlo con sicurezza, ma so per inciso che le finali della gara iniziano circa a quell'ora, e lui non voleva perderle.” Fu l'istantanea risposta dell'ingegnere mentre la signora di scatto si alzò e quasi urlando:
“ Ma non erano le 16, non potevano essere, Paolo era uscito molto prima, si sono sicura perchè me ne meravigliai, insomma come ha detto mio marito le gare di pesca iniziavano a quell'ora detta, invece Paolo doveva avere un altro appuntamento o così mi sembrò e solo ora me ne sovvengo, si ...ma certo mi disse : Devo vedere una persona prima di andare al lago...e nel frattempo entrasti tu” rivolgendosi al marito” e lui tagliò dicendo che sarebbe sceso al lago per vedere le finali e poi tutto il resto già riferito della cena ecc ecc.......Ma perchè...perchè non me ne sono ricordata prima....perchè????”
E si accasciò di nuovo sulla sedia, ancora più affranta e con un grosso senso di colpa immane tanto da farle scaturire ancora lacrime.
L'ingegnere se l'avvicinò al petto con un braccio, stretta stretta e con una pachezza encomiabile
“ Non hai nessuna colpa, era una semplice notizia che Paolo voleva darti per rassicurarti e te al momento l'hai presa come tale....solo e solamente ora assume un valore diverso che non potevi certo darle prima.”
“Giusto Aldo, e anzi sono lieto che le sia venuta alla mente......per caso ha capito di chi potesse trattarsi quella persona?...a volte anche un semplice gesto, un'alterazione dello sguardo....”
Lei alzò lo sguardo verso l'ispettore, e fu uno sguardo immenso e duro, profondo e quasi cattivo, fulmineo e....poi riabbassò la testa e non l'alzò più.

Fu la volta del Barone Rubini, che se ne stava seduto in veranda, fumando un grosso sigaro, lo sguardo assente verso il panorama che si affacciava nella valle, e da dove si intravvedeva anche la parte finale dell'azzurro lago. Aveva, nonostante la calda stagione, una sottile coperta di lana posata sulle gambe, a racchiuderle, soffriva di mal circolazione del sangue e nello stare fermo gli si freddavano, e all'arrivo dell'ispettore non ebbe nessun motivo di sorpresa e di ospitalità, rimase impettito nella seduta con un bracci posato su un piccolo tavolo in legno con ripiano in vetro e l'altro impegnato nel movimento del trasportare il sigaro alla bocca e far cadere la cenere in un posacenere posato sulle sue gambe.
“Mi scusi barone, ma ho l'obbligo di farle alcune domande”
“ E non vi nego niente, anche perchè a cosa dovrei mai rispondere? Mio nipote è stato ucciso, e non dico altro che potrebbe offenderlo ulteriormente e che mi rode più di ogni altra cosa”
“ La capisco, soltanto qualche precisazione tipo....quando ha visto per l'utima volta il signorino Paolo?”
“ Nella mattina, di quel giorno della sparizione, ero seduto dove mi vede ora, assaporavo il fresco della nuova giornata e era venuto a darmi il buongiorno assicurandomi che in serata avrebbe visto le finali di pesca e poi me le avrebbe descritte il giorno dopo, sapeva che non potevo spostarmi ma la pesca è uno dei pochi sport che ho sempre amato, prima comunque la caccia.”
“ Lei è un cacciatore?”
“ Si....lo sono stato.....ora non ho più nemmeno il fucile.....se le interessa tanto saperlo!”
“ Non mi fraintenda, era un apprezzamento.”
“ Allora grazie......ma invece di stare a leccarmi il c......perchè non si impegna a prendere quel delinquente? “
“ E' quello che sto facendo?”
“ E sarei allora io il delinquente? Ahahahahahaha...Ispettore, lasciamo perdere.....ho avuto una vita agiata, non lo nego, e ora eccomi qua a guardare gli altri e a tenere dento i rospi di un passato e quelli di un presente che non ho mai scelto ne voluto.....compreso il delitto di mio nipote!”
“ Grazie barone del suo tempo....saprò portare a termine questa indagine e sarà lei il primo a saperlo.”
“Questo si chiama lavorare.....buongiorno ispettore” e si mise il sigaro in bocca aspirando fortemente tanto da rilasciare un'ondata di fumo invadente e alquanto non profumata......l'ultimo giudizio per chi non ama il fumo e specie quello del sigaro, come Nonlosò.

Era la volta del giardiniere, del curatore dei beni del Barone, della famiglia che si occupava del buon andamento del castello e del suo rimanere intatto, e soprattutto di Giovanni e di suo figlio Nicola.
Stavolta l'incontro era in un angolo del giardino, appartato dalle mura antiche che circondavano il castello e da una siepe alta, ben potata, che ombreggiava su un tavolo in ferro battuto e lavorato con ripiano in vetro trasparente, pure le sedie in ferro e da parte, piantato in un sicuro peso di cemento, un ombrellone a quadri dai toni e colori soffici e pacati tra il senape e il begie cremoso. Il luogo era avvenuto per caso, Giovanni stava appunto lavorando alla siepe, che l'ispettore lo fermò e lo fece accomodare in quel prezioso angolo di pace.
“ Non ci siamo mai incontrati, ma so che lei, signor Giovanni, è il guardiano e il tutto fare della tenuta del barone Montefeltri e nonché dipendente dell'ingegnere Rubini, io sono l'ispettore Nonlosò e sto indagando sui due terribili fatti accaduti.....”
“ Si certo lo so chi è lei....mi dica …..” e si accomodarono sulle fredde sedie
“ Innanzitutto, lei conosceva bene il signorino Paolo?”
“ Certo, come tutti del resto, era il figlio di Aldo....del signor Aldo, scusi la familiarità ma siamo cresciuti insieme e tra di noi è naturale darci il comune “tu”....”
“Già è vero, avete fatto le stesse scuole....”
“ Giocavamo sempre insieme......eravamo come due fratelli....finchè poi...non sono andati ad abitare in città”
“ Ma ritornando a Paolo......lo vedeva spesso?”
“ Quando erano qui al castello, quasi tutte le mattine, perchè veniva sempre a cercare Nicola, mio figlio, per proporre sempre una qualche passeggiata o altre cose da giovani, ma spesso Nicola doveva rifiutare perchè qui abbiamo da lavorare e il tempo è prezioso.”
“ ...e quando non era al castello?”
“ Cioè....quando era fuori mica lo seguivo, non lo so cosa facesse.....”
“ No, mi sono espresso male....intendevo e le volte che Paolo era in paese anche se non era villeggiante al castello?”
“Ma non credo che fosse mai venuto al di là …..”
“ Signor Giovanni, forse non ci siamo intesi, sono l'ispettore Nonlosò e sto pubblicamente e legalmente indagando su i fatti criminosi del signorino Paolo e della signorina Marta, la prego pertanto di essere il più sincero possibile perchè la sua testimonianza può essere usata per le indagini e in un duplice confronto di altre potrebbero insorgere delle incongruenze, spesso dispiacevoli e fastidiose.....mi sono espresso bene?.....Allora riformuliamo la domanda, magari in modo più esplicito e diretto......Sapeva che Paolo veniva spesso in paese anche nell'inverno o se non altro dalla primissima primavera? E se si, lo ha mai incontrato?”
Il giardiniere rimase quasi di stucco di quelle parole e forse impaurito e intimorito gli venne spontaneo chiedere?
“ Devo avere un avvocato?”
“Signor Giovanni, non si spaventi dalle parole.....sono formalità che io devo dire e mi pesa talvolta farlo, ma mica sto accusando nessuno....tanto meno lei...e di cosa poi?.....Le chiedo soltanto se ha mai incontrato, visto, o a volte parlato con Paolo in quei momenti....”
“ Ora che mi ci fa pensare, si qualche volta ho saputo che Paolo era in paese, ma io non l'ho mai visto sinceramente, anche perchè difficilmente sono in paese, ma pensandoci bene....si si qualche volta me ne ha parlato Nicola....ma sa sono cose che entrano nella testa ma senza importanza e difficilmente rimangono impresse......”
“ Ha visto come è facile....basta essere tranquilli e rispondere......allora lei non lo ha mai visto ma ha saputo che a volte Paolo era in paese, e lo ha saputo da suo figlio....e come lo ha riferito? Con sorpresa, accorato, felicemente, o superficialmente.......”
“ Sai papà chi ho incontrato stamani in paese? Paolo, il signorino. Così mi ha detto, pù o meno in questa maniera.”
“ E non gli ha detto altro....tipo che gli avesse chiesto se andavano insieme in qualche posto o ...”
“ No”
“ E lei non gli ha mai chiesto a Nicola se sapesse perchè Paolo era in paese?”
“ No, e non mi interessava saperlo”.
“ Già....Ancora una domanda, a che ora Nicola aveva appuntamento, quella sera, con Paolo?”
“ Mi ha detto intorno alle 21, infatti, dato che eravamo impegnati tutti e due su un lavoro, mi ha chiesto di poter fare il bagno, prima di me, perchè non sarebbe arrivato in tempo all'apputamento”.
“ Ed è stato così?”
“ Certo, quando io sono arrivato in casa, lui stava già uscendo”
“ Ed erano le 21”
“ No, non ancora, almeno credo, non ho guardato l'orologio, ma alle 21 so che si aspettavano in piazza, doveva per forza essere poco prima.”
“ E a che ora è rientrato Nicola”
“ Intorno a mezzanotte....credo”
“ Crede?....non lo ha sentito arrivare?”
“ Si ho sentito....ma non mi sono interessato dell'ora, al momento che ho sentito i rumori familiari e ho capito che era lui...mi sono rilassato del tutto e mi sono addormentato profondamente.”
“ E sua moglie”
“ Beh lei dormiva e anche sodo....purtroppo ha dei problemi di insonnia e spesso prende quelle pasticche....come si chiamano...insomma sono come sonniferi e le servono per riposare ogni tanto...”
“ Allora lei non può sapere a che ora è rientrato suo figlio....”
“ Temo proprio di no....ma comunque se Nicola ha detto che erano mezzanotte.....io credo a lui”
“ Indubbiamente.....grazie signor Giovanni......ora dov'è suo figlio? Vorrei parlargli con urgenza.”
“ Ma non lo ha già fatto? Almeno così mi ha detto.”
“ Si è vero....ma prima era un incontro formale...adesso è diverso.....dove posso trovarlo?”
“ E' andato in città con l'autobus per compare dei libri per l'università.....tornerà in serata.”
“ Allora le dica che lo aspetto al mio albergo “Il lago dorato”. Grazie e arrivederci”
“ Arrivederci.....” e Giovanni riprese le cesoie per un'ulteriore potatura di alcune piante, ma all'ispettore non mancò di scorgere che l'atteggiamento del giardiniera era assolutamente cambiato, non era più lo sfrontato dell'inizio, ma aveva un non so chè di titubante e misterioso....o forse era lui stesso che fantasticava.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web: by Fredrik Strømme

martedì 10 settembre 2019

LE INDAGINI DELLISPETTORE NONLOSO' - FERRAGOSTO AL LAGO (terza parte)

“E Paolo pareva davvero scomparso, da giorni ormai non si avevano più sue notizie e la polizia era allertata anche in questo, oltre il fatto della ragazza uccisa, e dell'assassino che girava ancora indisturbato e....questi erano i pensieri che assillavano l'ispettore e non gli davano tregua... “E queste sono le mie vacanze!”
Marta fortunatamente non aveva subito altre violenze, così dichiarava l'autopsia, era stata uccisa strangolata con un foulard o comunque un telo o qualche cosa di simile, poi deposta nel sacco e tuffata con un peso perchè stesse a fondo, nel lago. La certezza che era già morta quando era stata tuffata, lo si aveva dalla mancanza di liquido nei polmoni. Sicuramente era stata colta di sorpresa e altrettanto sicuramente la persona che l'ha uccisa era da lei conosciuta, supposizione accreditata dalla mancanza di altri ematomi o graffi o altro, che avrebbero dovuto essere presenti se lei si fosse difesa.
“Pronto?”
“Pronto!”
“ Maresciallo Franchi? Sono l'Ispettore Nonlosò”
“ Sull'attenti Ispettore, mi dica?”
“ Riposo. L'ispettore capo è in sede?”
“Sissignore”
“ Bene me lo può passare al telefono?
“ Subito ispettore!.....sempre in vacanza?”
“ Diciamo di si....ma l'ispettore grazie!
“ Certo, certo....subito”
Silenzio
“Ispettore Nonlosò, allora come vanno queste indagini?”
“ Ispettore capo, purtroppo la cosa sta andando alle lunghe e io dovrei rientrare domani come stabilito dalla mia richiesta di ferie.....il commissario Martini sta facendo il possibile....e..”
“ Nonlosò non occorre che mi dica altro, ho parlato poco fa con l'ispettore superiore Baldi della centrale operativa della zona dove si trova lei, e abbiamo vagliato insieme che la sua presenza al momento è assolutamente necessaria ….per cui......buone vacanze!”
“ Grazie ispettore capo della fiducia e dell'apprezzamento e....”
“ Nonlosò si sbrighi a risolvere il caso....non la teniamo a bighellonare a nostre spese! Buongiorno!”
e chiuse la conversazione.
Aveva appena posato la cornetta del telefono della piccola caserma del paese, un due stanze più un piccolo bagnetto per i servizi. La prima adeguatamente separata da finte pareti, per avere così un ingresso appartato e due uffici privati, la seconda, per eventuali e provvisori fermi, arredata da due sole sedie e una grande foto incorniciata del presidente della repubblica; quando il telefono ha iniziato a squillare e vista la sua vicinanza l'ispettore ha risposto.
“Pronto?”
Una voce alterata, non decifrabile, sicuramente un uomo ma sarebbe potuta essere anche una donna dalla voce grossa:
“ Paolo è morto e se lo volete trovare....”
“ Prontoooo, pronto chi è che parla?”
“...dovete andare al Mulinetto.”
e riattaccò.
Furono subito allertate le forze, poche, civili e pubbliche del paese, compreso il parroco e il sagrestano, per andare al “Mulinetto” che altro non era che un angusto antro del monte, dove un tempo era costruito un piccolo mulino a acqua che serviva per macinare il granturco con la grossa ruota in pietra, poi il torrente vicino piano piano iniziò a seccarsi e il mulino andò in malora. Il proprietario, un grosso e arrogante uomo di mezza età, lasciò definitivamente il paese, e di lui non si seppe più nulla. Tutto era rimasto come era, nei primi tempi era divenuto un romantico ritrovo per coppiette, ma poi l'erba, rovi e arbusti dominavano su tutto e piano piano era andato a deteriorarsi sempre di più, una notte si sentì un forte rumore, e il tetto era crollato portandosi dietro anche la grande ruota in pietra che si trovava subito al di sotto.
Arrivati nelle vicinanze del mulino, l'ispettore volle che a farsi avanti fossero i pompieri e gli uomini della sicurezza con lui naturalmente, queste precauzione per far meno scomparire le ulteriori tracce se ce ne fossero state. Erano in quattro, avanzarono con molta cautela e attenzione, l'erba intorno pareva che non fosse stata smossa, tutto sembrava fermo e abbandonato da anni e così avrebbe dovuto essere, ma se c'era stato qualcuno qualche traccia doveva per forza averla lasciata.....l'ispettore Nonlosò era ormai vicino alle mura di quel vecchio mulino, da una finestra rotta si poteva vedere dentro, ma non riuscì a intravvedere che sassi, macerie e la tenacia dei rovi che erano nati pure in mezzo a questo ammasso di pietre.
“ Ma qui dentro non può entrare nessuno, tanto è colmo di detriti e macerie!” Urlò forte Nonlosò.
Ma il suo grido fu subito coperto da un altro, quello di un pompiere, che era riuscito a salire, dal dietro del mulino, facendosi scala tra il monte a ridosso, fino al tetto crollato e....
“Ispettore, ispettore, qui sopra c'è un corpo!”
Sopra le macerie lignee del tetto posava riverso il corpo di un giovane, completamente denudato, ucciso da un colpo di pistola o comunque arma da fuoco, alle spalle dove si apriva un grosso foro a evidenziare uno sparo molto vicino. Le pietre avevano assorbito già il sangue e avevano un colore roseo che contrastava la scena, e dal colore e dalla temperatura della pelle, dovevano essere già passate alcune ore dall'uccisione.
L'ispettore era nel completo marasma mentale, questa non era una normale indagine, c'era alla base qualche cosa di più complicato e grande che non riusciva a capire.......e da una prima approssimativa indagine sul corpo si capì che il ragazzo era.....stato violentato!
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: by Fredrik Strømme

venerdì 16 agosto 2019

LE INDAGINI DELL'ISPETTORE NONLOSO' - FERRAGOSTO AL LAGO (Seconda parte)

Si chiamava Marta, Marta Antoni, aveva circa vent'anni, era bella come tutte le ragazze in quella giovane età, bruna di capelli e occhi neri come il carbone ma grandi e di un immane splendore, era stata la ex ragazza di Nicola, ma la cosa era durata poco e forse Paolo ci aveva provato, ma qualcosa non doveva aver funzionato perchè sul fondale di quel dolce lago, qualcuno della finale di pesca, era rimasto agganciato con l'amo a qualcosa di grosso e di impossibile da trascinare a riva. Si era allertata la protezione civile, la polizia, la scuola subacquea dei carabinieri e si era trovato quel sacco nero con avvolto dentro il corpo esanime di Marta. Era stata certamente presa per la gola e soffocata, visti gli arrossamenti e abrasioni sul collo, non c'erano segni di arma da taglio o di fuoco, il resto si sarebbe scoperto, il prima possibile, dal servizio di investigazione medica e criminologia, con l'autopsia.
E Paolo era definitivamente scomparso..
L'ispettore Nonlosò, mal volentieri, si sentì purtroppo costretto a seguire quelle indagini con il collega del posto, un certo Martini, primo per l'amicizia nei confronti del Rubini, secondo perchè il giovane Martini, gli fece una richiesta scritta, voleva che mettesse a prova la sua grande esperienza e che lo aiutasse in quanto alle prime armi.
Quella chiacchierata con Nicola, riguardo a chi fosse la ragazza con cui si era fermato a chiacchierare Paolo, non era stata fatta, perchè la notizia del ritrovamento avvenne proprio quando i due, Rubini e l'ispettore si stavano recando alla casa del guardiano. Era stato allora tutto un susseguirsi di notizie e indagini del momento, ma ora che le cose prendevano il normale iter operativo, Nonlosò arrivò da solo alla casa di Giovanni e bussò:
“ Arrivo.....” rispose una voce femminile
Un giro di chiave e la porta fu aperta, al di la una giovane donna , due occhi vivaci e esplorativi, e un sorriso a cento denti....
“ Siii....desidera?”
“ Buongiorno, sono l'ispettore Nonlosò e …..”
“ Oh mi scusi,ispettore non la conoscevo....entri, entri pure, cercava mio padre? E' andato un attimo al castello, il barone lo aveva fatto chiamare, ma si sieda è questione....”
“ Grazie, ma veramente io volevo parlare con suo fratello Nicola....se possibile..”
“ Ma certo...lo chiamo subito è rimasto ancora a letto stamani......Nicolaaaa, Nicolaaa, c'è l'ispettore...ehm...l'ispettore ...”
“ Nonlosò”
“Nonlosò e ti vuole parlare, scendi per favore”
Era una casa abbastanza grande, disposta su due piani, dove presumibilmente le camere si trovavano al piano superiore, così pensava l'ispettore nell'imbarazzante attesa con quella ragazza, in basso oltre la cucina/ingresso dove si trovava, si intravedeva una successiva che poteva essere un salone e da un'altra porta semichiusa si vedevano i primi scalini che portavano certamente alla cantina sottostante.
“Lei è la moglie di.....?” chiese Nonlosò per sdrammatizzare
“ Di Mario, quello che fa il giardiniere”.
“....di Mario...si certo e lei, mi scusi si chiama? “
Ci fu un lieve sorriso …. “Giovanna.....e...sono una figlia di ...”
“ Giovanni il custode”.
“Giusto”
“ Si impara in fretta vede...”.....e la cosa sarebbe andata avanti in questa assurda misura se Nicola non avesse infranto “l'idillio”.
“ Buongiorno ispettore, sono Nicola, mi voleva parlare?”
“Oh...si certo...si potrebbe....” è diede un'occhiata verso la sorella a intendere che voleva che rimanessero soli....
“ Potete restare qui in cucina....io intanto vado sopra a finire di rifare le camere....” e la ragazza, che aveva intuito il gesto, si era già avviata sulle scale, per scomparire poi oltre su un presunto corridoio.
“ Nicola, per ora il mio è soltanto un incontro formale che faccio con te, perciò cerca di essere il più possibile conciso e veritiero, hai saputo di Marta?”
“ Certo e me ne dispiace, ma io ero......”
“ Alt! Rispondi solo a quello che ti viene chiesto e tutto sarà più semplice....chiaro?”
“Si”
“ Te e Paolo, due sere fa siete usciti insieme?”
“ Si”
“ Siete partiti da casa tua?”
“ No, Paolo era uscito prima perchè voleva andare a vedere quelli della pesca, eravamo d'accordo di incontrarci nella piazzetta della fontana per andare a mangiare una pizza insieme”
“ A te non ti andava di vedere la gara?”
“ Si, ma dovevo aiutare mio padre a raccogliere i resti della potatura della siepe del castello, e avrei fatto sicuramente tardi”
“ E a che ora era l'incontro?”
“ Alle 21, circa, cinque più o cinque meno”
“ E a che ora vi siete ritrovati allora? Senza cinque più o meno”
“ Alle nove in punto.”
“ E come fai ad esserne così convinto?”
“ Perchè appena ho salutato Paolo hanno suonato le campane del campanile”
“ E tuo padre?”
“...Cioè?”
“ Si, tuo padre a quell'ora aveva finito di raccogliere....”
“ Ah ...si si eravamo entrati insieme in casa, e anzi l'ho raccomandato che mi desse il permesso di lavarmi per primo, perchè dovevo uscire con Paolo...ma cosa c'entra....”
“ No, niente solo per capire l'ora, è importante in questi casi, anche un minuto può essere determinante, un po' come mi hai detto tu cinque meno, cinque più” “ E dove siete andati a mangiare questa pizza?”
“ Da Mariano, quello sulla strada che porta al lago, dalle parti della vecchia miniera...”
“ Si conosco, e siete andati a piedi naturalmente”
“ Ispettore io non ho l'auto e Paolo per venire in paese difficilmente la usa, poi una camminata in queste sere estive è anche distensiva.....”
“ Assolutamente....bene e una volta raggiunto il Mariano?”
“ Siamo entrati, abbiamo ordinato, ci siamo seduti a un tavolo vicini alle finestre che si affacciano sul lago sottostante.....”
“ E Marta?”
“ Marta è venuta dopo poco di noi, ci siamo salutati e lei aveva già cenato ma si è seduta con noi per bere una birra insieme....”
“ Marta era la tua ragazza?”
“ Era stata una piccola infatuazione, non lo nego”
“ E lei ti ha snobbato?”
“ No, no non è così.....io”
“ Ti sei divertito e poi te ne sei sbarazzato?”
“ Ispettore ma per chi mi ha preso?”
“ Scusa, insomma non vi siete trovati”
“ Non ci siamo nemmeno baciati se vuole sapere!”
“Ok. Ma Paolo?”
“ Paolo mi aveva già più volte chiesto se davvero la mia storia con lei era finita, perchè avrebbe voluto provarci, le interessava, almeno così mi aveva detto, e quella sera è stata un'opportunità”
“ E te hai retto il moccolo?...”
“ Terminato di mangiare, una birra insieme e me ne sono ritornato a casa, ho lasciato campo libero al mio amico Paolo....Ora se permette vorrei andare a fare le mie cose....non ho altro da dire che non ho già detto!”
“ Ok! Va bene, ma non te la devi prendere in fondo capirai bene che in fondo a quel maledetto lago, una ragazza, una bella ragazza di cui ci avevi provato, è morta soffocata e speriamo che non abbia subito altre violenze......Grazie e buona giornata” e se ne andò lasciando Nicola ancora infastidito ma perplesso per le parole ultime dell'ispettore, ma prima che uscisse udì queste due parole :
“ Mi dispiace davvero di Marta” dette da Nicola quasi parlasse tra se.
I genitori di Marta erano persone semplici, gente di montagna, lui boscaiolo e falegname, lei si arrangiava andando a fare pulizie nelle case dei signori e ogni tanto a dare una mano a persone bisognose. Marta era l'unica figlia, da tanto aspirata e quando la soglia della loro maturità stava per bussare, ci fu questa grande sorpresa che ringiovanì i loro cuori e dette ancora speranza alla loro vita. Ora, nella stessa misura e con lo stesso impeto, la sorpresa si rivalse con il dolore e improvvisamente tutto quello che avevano sperato si era frantumato. Perchè? Perchè? Era l'attonita domanda che la madre di Marta poneva continuamente all'ispettore, che era venuto per far loro, purtroppo, alcune domande.
“ Non ci sono perchè, signora, e non posso io dargliene risposta . Ora mi dispiace ma il mio dovere è quello di trovare colui che ha fatto del male e vi ha procurato questo immenso dolore, se vogliate scusarmi ma devo farvi alcune domande riguardo vostra figlia.”
Non ci fu risposta, o almeno non con la voce, ma con gli occhi certamente
“ Conoscete voi quel Paolo Rubini?”
“ No ispettore, almeno non lo conosciamo di vista, di sentito nominare certo, è il nipote del barone”
rispose il padre della ragazza.
“ Sapevate della piccola relazione con Nicola il ragazzo.....”
“...di Giovanni. Marta ce ne aveva parlato, diceva che questo giovane si era avvicinato a lei con le buone intenzioni, ma lei non si sentiva sicura, come amico sapevamo che si intendevano dai tempi delle scuole elementari, ma ….era sempre una bambina ispettore...la nostra bambina” commossa rispose la madre.
“ A che ora era solita rientrare ?”
“ Non aveva orario, ovvero non occorreva che glielo dicessimo, lei prima di mezzanotte era sempre rientrata, se avesse ritardato, perchè magari era a casa di qualche amica o meno,ci avvertiva precedentemente ma non ha mai fatto più tardi delle una.......quella sera ci siamo preoccupati subito e in prima mattina siamo corsi alla caserma della polizia perchè temevamo.....insomma …..perchè ispettore?, perchè?” e la madre iniziò a piangere sommessamente per cui il marito
“ Ispettore per favore!” e abbracciandola la trasse verso la camera che si trovava alla destra della piccola sala dove Nonlosò rimase ancora un poco, da solo, a guardarsi intorno.
Era una casa semplice, poche stanze, raccolta in un solo piano terra, una sala arredata con gusto ma di ormai vecchia maniera, un cucinotto di cui si intravedeva lo stretto spazio, in fondo alla sala, il piccolo ingresso divideva alcuni vani, una camera e il bagno. Nonlosò cercò di guardarsi intorno per vedere di capire di più questa ragazza, avrebbe voluto vedere anche la sua camera, ma al momento credeva di far loro troppo male e si ripromise in futuro di ritornare, ma al la di alcune foto incorniciate, come quella in cui compariva ancora bambina, con il vestito bianco in tulle, una piccola sposa, nel giorno della sua prima comunione, o quella sorridente, forse di alcuni mesi fa, mentre nel mezzo, abbracciando i suoi anziani genitori, sorrideva a chi la ritraeva, a dimostrazione di quanto fosse felice della vita ma soprattutto di coloro che l'avevano messa al mondo. Stava per andarsene , quando intravide vicino a un bracciolo del divano, in terra, quasi nascosto, un anello d'argento, più precisamente una piccola fede, una di quelle che si regalano i giovani quasi a emulare un legame apparente ma …....
“ Signor Antoni, mi scusi” chiamò.
“ Si ispettore, mi dica” e apparve serio e compito accostando la porta della camera dietro di se, quasi a riparare la moglie da altre domande.
“ Questo anellino è suo o è stato di Marta?”
“ Che io sappia ...no “ e se lo fece porgere per vederlo più da vicino.....
“ Un piccolo sforzo e poi non vi disturbo più...può chiederlo a sua moglie?”
Il signor Antoni rientrò nella camera con una pesante lentezza e un'accorato bisogno di urlare e piangere, ma non poteva, c'era già chi lo faceva anche per lui, l'ispettore sentì un bisbigliare di voci tra i due, poi di nuovo il silenzio dei bassi singhiozzi e il signor Antoni appoggiato alla porta, si sporse e allungando un braccio dette l'anello a Nonlosò dicendogli:
“ Non sappiamo di chi sia!” e stavolta sbatté la porta chiudendosi dentro a chiave.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: by Fredrik Strømme

mercoledì 14 agosto 2019

LE INDAGINI DELL'ISPETTORE NONLOSO' - FERRAGOSTO AL LAGO

Dalla mia pagina FB : "Ispettore Nonlosò"

Il cielo della notte copriva, con il suo manto brillante di stelle, la valle sottostante e si specchiava, maliziosamente, nel lago, specchio solitario in quell'immenso mare di verde boschivo, era notte fonda e la luna aveva approfittato di questa celestiale gioia della natura, per farsi ancora più bella e splendere sul suolo, rubando luce in abbondanza a un sole in lontananza. Un'ombra umana, vagava nel sentiero vicino al bordo del lago, pesantemente camminando per il peso che doveva sopportare, di un grosso e informe sacco che portava sulle spalle, era un sacco di plastica nera, tanto assorbiva del chiarore della grossa luna piena, ma l'ombra proseguiva in direzione del lago e ora era alle sue pendici, scaricava sul terreno il sacco pieno, snodava il nodo della corda d'ormeggio di una barca, vi caricava l'involucro e poi saliva dentro a remare, piano, senza dover fare un forte rumore, non tanto perchè qualcuno lo potesse udire, ma tanto per non disturbare il suo fare losco.
Lo smuovere delle acque, con la barca e con i remi, provocavano le consuete circolari formazioni ondose da smuovere il cielo riflesso, in un brillare discontinuo e luccicante, un effetto impressionante e romantico a chi lo avrebbe potuto vedere e gradire, ma la nostra ombra non era di quello stesso avviso, arrivato che fu al largo, si dedicò al sacco, allegando con una corda un grosso peso in ferro, che certamente già precedentemente aveva caricato nell'incavo della barca, e poi si alzò in piedi e con un notevole sforzo, scivolò piano piano l'involucro nell'acqua e per ultimo vi gettò il peso, che fu l'unica cosa che provocò un rumore, come un canto spezzato, come un frantumare di un vetro che era il livello del lago. La barca continuò il suo cammino per l'opposta direzione da dove era venuta, e sparì dietro l'insenatura del lago, dove un promontorio carico d'alberi viene a posare, quasi a sembrare un braccio dell'alto monte a dominare.
Aveva finalmente avuto le aspirate ferie, ovvero quattro giorni, compreso il ferragosto con annessi il sabato e la domenica, quattro sospirati giorni che l'ispettore Nonlosò decise di trascorrere lontano da ogni fare e pensare, soltanto una località di montagna gli avrebbe dato la pace di cui aveva bisogno. Erano stati giorni, anzi mesi intensi, quelli trascorsi, non tanto per il lavoro, che certamente non dava mai posa , ma per i problemi familiari che lo avevano trasformato, se non nell'aspetto fisico, comunque in parte, ma in quello morale. Nel giro di pochi mesi aveva avuto da confortare sia il figlio, che se stesso dalla notizia del male che aveva colpito la sua ex moglie, che nonostante la separazione erano rimasti in assoluto rapporto d'amicizia, dovuto anche e soprattutto per il figlio, che per motivi logistici e non forzati, era stato affidato a lui, in quanto lei impegnata nel suo lavoro che la portava spesso all'estero. Ma nel breve le cose erano peggiorate, il male del secolo prendeva sempre più il sopravvento fino a dominare e portare il conseguente distacco totale. Suo figlio ne aveva risentito ulteriormente e lui aveva dovuto chiedere un permesso speciale per poterlo seguire. Ma ora, ed era quasi un anno, aveva bisogno di dedicare uno spazio a se stesso per poter riprendere, là dove si era lasciato, anche se diverso, ma ricominciare e finalmente ora aveva ottenuto questo momento e eccolo in questo piccolo paese montano, tra abeti, castagni, montagne, tanti animali e... un lago.
La famiglia dell'ingegnere Rubini, al completo, padre, madre, il giovane figlio da poco maggiorenne, la figlia adolescente, il nonno e la zia, sorella del nonno, erano soliti trascorrere la settimana di ferragosto, lontani dalle spiagge e dai rumori della città metropoli dove abitavano, e si recavano come sempre al castello Monfeltri, antica e ereditata residenza degli antenati conti del barone Arnoldo, il nonno, padre della signora Rubini, Franca.
Il castello era custodito da un'intera famiglia locale, che si curava anche del vasto giardino che lo circondava, era una numerosa famiglia, conoscenti dell'ingegnere dai tempi di passate avventure scolastiche, l'ingegnere, Aldo, era nato in questo paese montano da una semplice e comune famiglia dedita al lavoro nei campi e pascoli di mucche, e insieme a Giovanni, ora guardiano in primis, aveva scorrazzato per quei monti e fatto innumerevoli tuffi in quel bel lago.
Come ogni anno, Giovanni e sua moglie sapevano che i “signori” sarebbero arrivati, e come ogni anno si aprivano le grandi finestre, si spolverava e si lucidavano i mobili interni, si mettevano le tende e si scoprivano le sedie e i letti dai polverosi teli sopra deposti, si stendevano i materassi e i guanciali sopra la vasta terrazza a prendere il sole, si riempivano le dispense e i frigoriferi con masserizie e prodotti alimentari, si accendevano i fuochi della grande cucina per accertarsi che non ci fossero problemi dovuti allo stare da tempo, spenti. Insomma tutto questo almeno un mese e mezzo prima, tanto che quando la grossa auto nera si inerpicava su per la salita che portava al castello, tutto era in perfetto stato, come fosse trascorso giusto un giorno di mancata presenza, tutto era pronto per il solito periodo estivo, che quest'anno fortunatamente garantiva bel tempo e anche docilmente caldo, giusto per scampagnate e tuffi al lago.
“Buongiorno ispettore” era il saluto del portiere dell'albergo dove era alloggiato, una piccola locanda di circa una decina di camere, ma ben curato e pulito, conduzione familiare e semplicità negli animi e nell'alloggiare.
“Buongiorno signor Pasquale” rispondeva Nonloso, e nel farlo notava la contrapposizione del nome in questione con l'ambiente, un nome tipicamente delle regioni del sud, dove domina il sole e il mare, mentre qui cozzava, nel pronunciarlo, con i solidi monti.
“Bella giornata oggi, ha intenzione di andare al lago? Se ci va troverà sicuramente con chi chiacchierare, perchè in questi due o tre giorni c'è una gara di pesca, una piccola gara tra amatori locali.” ribadì il portiere, mentre era intento a posare le chiavi di coloro che già si erano alzati e fatta colazione. 
La locanda, “Il lago dorato”, così era conosciuta, aveva la fortuna di essere sempre vivida di villeggianti o ospiti saltuari, l'attrattiva del lago era uno stimolo forte, e Pasquale & Co. aveva avuto fiuto, circa 15 anni or sono, quando dalla provincia Calabra salì qui, al Nord, come cameriere e cuoco, per poi richiamare l'intera famiglia e intraprendere il lavoro di affitta camere, avendo avuto l'occasione di comprare un piccolo edificio a un uomo del luogo, che ormai solo e con le ore contate per un grosso “male”, si disfaceva di tutto quello che possedeva a buon prezzo. E con l'aiuto della moglie, dei due figli adulti e poi delle relative consorti, da affitta camere, la locanda era diventata quella attuale, con tanto di piccolo ristoro per il viandante e una ricca prima colazione per gli ospiti.
Al momento, oltre l'ispettore Nonloso, vi erano alloggiati due coppie di giovani francesi, che erano venuti,oltre che per divertimento, anche per studi sulle erbe e sulle piante, tutti e quattro erano biologi da poco maturandi, un altro ospite era un signore di una mezza età, solitario, riservato, che pare fosse da poco separato dalla moglie, e per ritrovarsi nella sua ritornata libertà, aveva scelto questa zona appartata del mondo, dove incanto, luce e silenzio facevano da contorno.
Una coppia di ragazzi, erano ospiti nella camera all'ultimo e terzo piano, una delle due che vi erano, l'altra era chiusa per lavori, pare fossero musicisti o qualcosa del genere, che erano in cerca di una vena artistica per sfondare, uno suonava la chitarra, l'altro il pianoforte ma nessuno dei due aveva con se lo strumento, il secondo ovviamente, il primo non si sa.
Una coppia di sposini novelli in giro di nozze, erano ospiti nella camera, al secondo piano, vicina a quella dell'ispettore. Erano una coppia carina, lui alto e snello, simpatico e molto solare, lei, dai capelli rossi e lunghi, un poco più riservata, forse timida, ma cordiale. Rimanevano vuote due camere, ma una era stata prenotata da un'altra coppia straniera, ma al momento non si erano ancora visti, l'altra effettivamente aspettava ancora il suo ospite, e forse essere vuota era un bene, perchè come diceva il Pasquale, ho sempre pronta una stanza a un'improvvisato pellegrino che voglia riposare.
Nonlosò uscì dalla locanda che già il sole era alto, aveva riposato molto profondamente e questo era già positivo, la mente subito navigò al pensiero di suo figlio che era partito, con altri suoi tre amici, per una escursione organizzata nel deserto africano, località di cui non riusciva a nominare neppure con il pensiero.
“ Almeno anche lui può apportare ossigeno nuovo nei polmoni e nel cervello” così si diceva l'ispettore e intanto camminava tra le vie strette e ripide di quel piccolo paese, incontrando poche persone, ma ognuna occupata alle sue mansioni.
Stava ancora camminando tra i suoi pensieri quando si sentì, con sorpresa, chiamare:
“Ispettore, ispettore Nonloso”
La voce proveniva dal piccolo bar della piazzetta, dove fuori erano posti tre tavoli rotondi con relative sedie in plastica bianca, in una di queste era seduto colui che lo aveva nominato e....
“ Ingegner Rubini! Che sorpresa” fu l'esclamazione dell'ispettore che nel frattempo si era avvicinato al suo interlocutore e del quale aveva stretto la mano a risposta del saluto cordiale.
“ Mi sarei aspettato tutto e tutti ma lei, mai avrei pensato di trovarla tra queste montagne, in questo paese sperduto.....ma mica è per lavoro? E' da un giorno che sono arrivato ma non credo sia accaduto niente di particolare?”
“No, no ingegnere, solo per riposo, e spero tanto che mi possa durare, che non venga richiamato prima, vorrei trascorrere il ferragosto, se mi è consentito.....Lei in vacanza?”
“ Come ogni anno, ispettore, sono al castello di mio suocero.....”
“ E' vero, che sbadato, me ne ha sempre parlato di questo castello....”
“ Sarebbe cosa gradita se volesse visitarlo, l'accompagno, così facciamo quattro chiacchiere, sempre che non abbia cose diverse da fare.”
“ Ben volentieri, del resto me ne volevo andare al lago, ma ho saputo che c'è una gara.....”
“ Si....di pesca.....come tutti gli anni, in questo periodo, che poi di pesci in questa stagione, nel lago, ce ne sono pochini, e vince ….chi ne pesca almeno uno” E scoppiò a ridere, poi subito calmatosi.... ” Allora andiamo?”
“ Andiamo” rispose l'ispettore e lasciarono insieme la piazzetta, avviandosi verso un sentiero in salita, subito dietro il piccolo bar, mentre dal lago giungevano le voci concitate dei partecipanti e delle persone che erano andate a curiosare.
L'ombra nascose la barca a riva del lago, coprendola di arbusti e foglie seccate, muschio e altri residui di sottobosco, distesa capovolta a fianco di un enorme masso del monte, poi silenziosa si incamminò nel bosco di abeti, risalì la lieve collina e arrivata in cima, alla strada asfaltata, un'auto nera parcheggiata nascosta tra gli arbusti, la stava aspettando. L'ombra aprì l'auto, sedette al posto del guidatore e ingranò la marcia, poche manovre e già era lontana sul crinale del monte, poco rumore e poi solitudine, ancora con la magica luce di riflesso sul lago, un riflesso che non era più chiaro ma sapeva di morte.
Il tempo del divertimento e del riposo scorrono inevitabilmente senza freno e con apparente senso di corsa estremamente più veloce del consueto, già erano due giorni che Nonloso si stava riposando in quello sperduto paese montano, e già sentiva il peso del ritorno, ma non ci doveva pensare, oggi pare che fosse finalmente ferragosto e, anche se non aveva niente da fare, era un bellissimo giorno da ricordare, passeggiate, chiacchiere tanto per socializzare, bevute e pasti genuini e non birre e panini digeriti con la fretta e l'ansia del cercare e scoprire, indagare e arrestare.
Un forte bussare alla porta della camera, distolse il pensare dell'ispettore, che ancora in mutande se ne stava seduto sul letto a fantasticare, chiese chi fosse e la risposta fu:
“Mi scusi ispettore, sono Pasquale, c'è all'ingresso l'ingegnere Rubini che ha urgenza di parlarle”.
“ Vengo subito, il tempo di mettermi qualche cosa e gli dica che lo raggiungo”
“ Grazie signore e scusi di nuovo ma è molto agitato e ha insistito perchè la svegliassi...”
“ Va bene, va bene arrivo....”
Fortuna che avevo detto di riposare pensò tra se mentre si vestiva frettolosamente, dopo essersi sciacquato il viso e le mani, una veloce pulizia ai denti e una camicia bianca, un paio di pantaloni a gamba lunga, un cappello di paglia sulla testa e via, a sentire cosa di importante aveva l'ingegnere.
Era appena sceso, che già Rubini gli era corso incontro:
“ Buongiorno ispettore, devo parlarle, possiamo trovare un posto riservato?”
“ Buongiorno.....mi faccia pensare...ma si venga, andiamo sulla veranda, ci prendiamo anche un caffè, tanto a questa prima ora del mattino non c'è ancora nessuno......è ferragosto” e questa ultima parola la disse con una sarcastica nota a criticare, ma leggera da non farla poi tanto pesare.
Seduti il Rubini iniziò a parlare:
“ Mi scusi il disturbo, ma ho un problema ...mio figlio Paolo è scomparso! Ovvero da ieri sera non è rientrato......non lo ha mai fatto e non credo che avesse intenzione di andarsene.”
“ Quanti anni ha? Se non erro è maggiorenne.....”
“ Si, ma non è.....”
“ Signor Rubini credo che sia avventato parlare di scomparsa.....i giovani di oggi trovano sempre un qualche cosa che li distrae al punto di dimenticarsi persino di dormire.....non le pare che sia troppo drammatizzare....e poi come mi dice lei non ci sono attenuanti che possono far dubitare....”
“ Ha ragione ispettore, ma è sempre stato un ragazzo tranquillo e anche piuttosto appartato, poi di amicizie qui in paese non credo...anzi...ne sono certo...non ne ha da poterlo così distrarre …..”
“ Via si calmi, prima prendiamoci questo buon caffè, che serve anche a svegliare la mente, poi con calma mi racconta dall'ultima volta che ha visto suo figlio e così valutiamo insieme su come procedere.....”
Pasquale con molto tatto e riservatezza, aveva annunciato il suo ingresso sulla veranda, portando con un vassoio i due caffè e....
“ Ispettore mi sono permesso di portarvi anche due pasticcini per fermare anche lo stomaco....”
“ Ah...si grazie Pasquale,...lasci pure il vassoio....facciamo da noi.....e a proposito avrebbe la compiacenza di non fare entrare nessuno almeno per un poco che noi ci tratteniamo, le sarei molto grato”.
“Ma certo ispettore, chiudo la porta d'ingresso e quando volete uscire basta che bussiate, siamo più sicuri che non vi disturba nessuno.” e nel parlare diede un'occhiata all'ingegnere che notava molto turbato e in forte apprensione, e si chiedeva cosa poteva essere accaduto.
“Grazie, molto gentile.” rispose Nonlosò, mentre metteva le due tazzine con relativo piattino sul tavolo, e prendeva volentieri un dolcetto, quello con la ciliegina candita in mezzo, una peccaminosa delicatezza del palato.
Finalmente soli, l'ispettore chiese a Rubini di parlare.
Aveva visto suo figlio, la sera, prima di cenare, e gli aveva detto che sarebbe andato a fare un giro al lago per vedere come si era conclusa la gara, che domani, cioè oggi, giorno di ferragosto, ci sarebbero state le finali, ma che non l'aspettassero per cena perchè sarebbe andato con Nicola, uno dei figli del loro guardiano, a mangiare una pizza. Aveva aspettato fino a tarda notte, poi impaziente si sera incamminato, a piedi, verso la casa di Giovanni, che si trova a poca distanza dal castello, quando ha incontrato Nicola che stava rientrando, lo aveva fermato e questi gli aveva detto che Paolo si era trattenuto con una ragazza a chiacchierare ma che sarebbe rientrato al più presto. Rassicurato ritornò verso casa e disse a sua moglie che non c'era da preoccuparsi, poi però le ore camminavano e si era fatta quasi mattina , ma suo figlio non era rientrato e l'angoscia aveva cominciato a risorgere sempre più affannosamente, e aveva allora pensato di rivolgersi al suo amico ispettore.
“ La ringrazio per la fiducia, ma in attesa ha saputo chi era quella ragazza?”
“ No, anche perchè sono venuto subito da lei e non ho parlato con nessuno. Ispettore mi aiuti, mia moglie è già disperata, io non lo sono di meno.....”
“ Tranquillo, sa cosa facciamo? Ora torniamo al castello e lei poi mi accompagna dal guardiano, così tanto per parlare con suo figlio....come si chiama?.....Ah si Nicola...e farci dire chi possa essere quella ragazza...per poterla trovare.”
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web: by Fredrik Strømme

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...