domenica 8 settembre 2019

RICORDO DEL BAGNATO

Ricordo il bagnato sotto i piedi,
l'effetto umido sul selciato
di una casa che non è più,
ricordo le parole d'attenzione
per un ulteriore malanno
che mi avrebbe procurato,
quel senso materno più provato
che mi scaldava il cuore
e arrivava ai piedi nudi
piccoli arti che non conoscevano
ancora le strade e le salite.
Ricordo i salti dentro pozzanghere
pulite e profonde,
disconnesse strade in ciotolati smossi,
e quel senso di liberazione
che non ho più provato,
ridere del bagnato
e non sapere ancora di
poter bagnare.
Ricordo le piogge che
cadevano come un effetto naturale,
non come lacrime
perse dentro un cuore.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine web Photo by Wolf Suschitzky

sabato 7 settembre 2019

TI LASCIO SUL MIO CUORE

Ti lascio sul sentiero
del mio bene
e provo a guardare
quello che rimane,
perchè del bene
non voglio perdere
l'attimo fuggente
che scivola come
rugiada fresca
sul petalo
di un fiore.
Ti lascio sul cammino
del mio sogno
che a te è comune
perchè voglio ritrovarlo
quando svanisce
come bolla di sapone
spruzzando gocce
di arcobaleno infranto.
Ti lascio sul mio cuore
come fossi un fiore
che rende il profumo
quando spremi il suo
bocciolo
nell'intimo coglierne
dal suo esile stelo.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

venerdì 6 settembre 2019

LA MIA VIENNA











































Ogni vacanza ha il suo sapore dolce misto ad un amaro che solitamente si tramuta nel ritorno, ma ogni vacanza ha pure il suo magico mistero che aleggia dentro ed è quel particolare e unico di ognuno che riesce a entusiasmare e dare colore al periodo passato.
Allora si ricorderanno mari calmi e acque calde sotto il cocente sole, si ricorderanno prati verdi immensi, pascoli montani e acque limpide e ghiacciate, si penseranno alle traversate sopra un lago con il remare di una barcarola, o come me si penserà a una città, alle sue vestige e alle sue mura, ai suoi valori immensi e alle sue tradizioni, e io appunto voglio lasciare qui un piccolo ricordo di una città che mi è rimasta dentro, una città che non conoscevo ma che l'alone di notorietà mi era talmente impresso già dai tempi delle conoscenze scolastiche. Vienna e i suoi colori, musiche e tesori.
“Le note della musica
s'alzano sulla città,
unico suono e “rumore”
di un silenzioso passo umano.
Vienna dorme nella culla
di un LA maggiore
e una chiave di SOL.” (errebi)
Questa la mia prima impressione e sentimento che girando per le vecchie strade della città antica ho sentito dentro il cuore, la prima sera tarda in cui sono arrivato e di lei mi sono innamorato.
Vienna è un confetto di duro zucchero bianco e rassodato, ostico nella lingua, nelle prime impressioni della gente, nella rigidità dei palazzi prorompenti e dei grattacieli che lontana la sovrastano, ma dentro è una mandarla dal sapore misto, un dolce dato dalla musica continua di un Mozart brioso e di un languido e romantico Strauss che pare scivolare davvero su quel Donau che gentile e con rispetto costeggia il limite della metropoli Austriaca.
Sapori nuovi, cotolette giganti impanate e fritte, birre colorate e spumeggianti da ogni bicchiere e bottiglia, wurstel e crauti, e dolci che inteneriscono anche il più crudo dei cuori e dei sapori. 
Ma Vienna è anche il potere di una monarchia passata, di un fasto di ottocento che non nasconde ma mette sempre in rilievo, e allora carrozze trainate da due doverosi cavalli imbevono le strade ciottolate, rigore nel costume del cocchiere con parrucchino annesso, e poi palazzi e edifici, monumenti e giardini da trovarci il silenzio vero, quello che non capita più addosso, quello che ti fa sentire dentro il sapore dell'essere in un sogno che poi sogno lo è davvero.
Vienna è cultura nei musei e nei suoi artisti vari di ogni genere e di ogni categoria, dalla pittura alla musica, fino alla letteratura, è nelle chiese la dovizia religiosità mista tra il paganesimo e cristiana, ricchezza dentro nelle sue costruzioni, altari imponenti come imponenti vetrate e barocche colonne, ampie navate e impetuosi soffitti, tetti in puzzle di maioliche colorate e guglie infinite a cercare un cielo che sovrasta, luce che non ha nascondiglio tanto spazio gli è concesso.
“Non è lo scintillio 
delle cose e dei fatti
ma il colore che emanano
le persone che vivono
con l'arcobaleno addosso,
a donare calore
nell'animo e nel cuore.
E donano festa alla vta.” (errebi)
Poi ti accorgi che vivi in un mondo dimenticato, un mondo fatto di pura gentilezza, di comprensione e di rispetto, silenzioso e riguardoso, ma preciso e dovuto, ti accorgi che quella che ti sorride non lo fa solo per un compenso, che quello che ti concede l'attraversamento non è la frenata improvvisa di un'auto ma soltanto un sottile e lento frenare per il giusto comportamento. E ti accorgi che chi fa caos e confusione sono le migliaia di turisti che invadono giornalmente questa nobile metropoli d'oltr'Alpe, si parla piano e si sorride nella stessa maniera, ma non è un'imposizione o un modo di fare, è soltanto naturale educazione. E ti accorgi che puoi camminare senza nessuna paura addosso, senza guardarti intorno con sospetto, senza sentire il fiato o gli occhi che ti controllano per poterti colpire. E siedi sulla vastità delle panchine, noti la pulizia capricciosa e insistente in ogni angolo e in ogni strada e vicolo che sia, e godi del panorama delle vetrine accese, dei canti di artisti di strada,
e ti soffermi a salutare e scherzare con gli “imbonitori” venditori di biglietti per un ennesimo concerto di qualche chiesa o teatro o addirittura in cattedrale. E trovi che la gente nel loro quotidiano e comune stress metropolitano hanno un passo avanti, non sono tesi e hanno la proprietà di potersi riposare e dedicarsi alla famiglia e alle loro cose, alle corse lungo il Donau Canal quando non è invaso dalla bonaria e colorata movida notturna giovanile, giusto per passare la serata in una Vienna che ho trovato meravigliosamente calda (meteo parlando).
Vienna l'ho impressa sul mercatino delle pulci tra locali e ristorantini tipici, l'ho impressa sulla piscina di fronte alla Chiesa di San Carlo Borromeo, l'ho impressa nel giardino e nella reggia dello Shonbrunn, nel Belvedere e nelle tele di Klimt e Schiele, nel fregio di Beethoven e nelle note dei concerti di Mozart, l'ho impressa nella cattedrale di Santo Stefano e nelle altre mirabili chiese, l'ho impressa nei dolci sacher e nei sapori gialli di birre, ma Vienna l'ho impressa nel cuore per il suo gentile, riservato e sottile pudore di farsi scoprire.
Roberto Busembai (errebi)
Photo by ERREBI

I DUE CANI

Un vecchio cacciatore aveva in possesso due bellissimi e diligenti cani, intelligenti e fedeli al suo volere.
Uno era un abile predatore, e usciva sempre con il suo padrone, alla cerca di animali o selvaggina, si intrufolava tra pruni e nei boschi, fiutava le prede fino alle loro impervie tane e nascondigli, correva dalla mattina alla sera e riusciva sempre a portargli qualcosa di buono.
L'altro invece se ne stava sempre accovacciato a poltronire in casa, spostandosi tra una stanza e l'altra, tra un cuscino e una poltrona, dormiva e si svegliava soltanto per scacciare la noia o per mangiare, e aspettava la sera, con dovuto entusiasmo, quando sarebbe rientrato il suo padrone.
Infatti era in quel momento che avrebbe avuto come merito al suo non fare niente, un bel pezzo di carne o qualche saporito osso da sgranocchiare,e era sempre in quel momento che avrebbe ricevuto tutte le carezze e le coccole che un bravo padrone possa fare al suo compagno animale.
E proprio queste smancerie e queste attenzioni erano diventate il tarlo negativo del primo cane che cominciò a lagnarsene con il suo simile:
Credo che sia iniquo l'atteggiamento del nostro padrone. Io che lavoro tutto il giorno, mi faccio in quattro per trovargli cibo, che metto a rischio, talvolta, pure la mia vita, pur di accondiscendere ai suoi desideri e spesso mi prendo anche bussi e rimproveri se non mi comporto bene, non ho mai un complimento e un'attenzione; mentre te, che vagabondeggi tutto il giorno, che a malapena abbai per farti sentire, che dormi e tiri la giornata spostandoti pesantemente da un letto a un divano, la sera vieni omaggiato e coccolato godendo così del frutto del mio pesante lavoro1
Caro mio – rispose l'altro cane sbadigliando - che colpa ne ho io? Il padrone mi ha insegnato a non lavorare e a vivere agiatamente e della fatica altrui.
Dell'incapacità, della svogliatezza e dell'oziosità dei figli ne sono colpevoli solo e esclusivamente i loro genitori.
Mio riadattamento di una favola di Esopo
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web Incisione stampa antica Howitt

M PORTO DIETRO UN SILENZIO

Mi porto dietro un silenzio
che non ha parole ma solo rumore,
vorrei tanto posarlo
come una barca in secca
in un grande mare,
vorrei sentire del rumore
solo il suono dolce,
che nascosto vige ogni tanto,
e liberare, come nebbia pura,
quello che m'irrompe
senza tregua.
Mi porto dietro un silenzio
che non ha fine,
e non merita di essere ascoltato,
anche se non posso farne a meno
da essere ricordato.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web By Horacio Graca

giovedì 5 settembre 2019

LO CHIAMO AMORE

Lo chiamo amore
anche se si è perso nella vita,
lo chiamo sempre
perchè mi è sorto dentro
e dentro mi rimane,
lo chiamo immancabilmente
nei silenzi del momento
e nei rumori dei sentimenti
che infrangono sul passato,
lo chiamo nel presente
perchè l'ho provato
e ne sono fiera.
Lo chiamo amore
questo immenso sentire,
quando guardo il cielo
e vedo l'azzurro che mi sostiene,
pensando che non esiste
altro, che possa aiutarmi
in questo frangente,
dove sola mi trovo
a un passo con il niente.
Lo chiamo amore
e mi fa bastare!
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

mercoledì 4 settembre 2019

SETTEMBRE

E si riuniscono le fantasie
miste al sogno
dentro cassetti vuoti 
per riempirli di ricordi,
sapori caldi di passati,
sole e mare,
montagne e laghi,
raccolti tutti, come
lettere d'amore da non stracciare,
e poi settembre arriva
e come spigo nelle coperte
profuma e aleggia
su quelle cose,
l'estate ci è ormai dietro
ma avanti nel ricordo,
ancora una piccola
pazzia,
ubriacarsi all'uva
strizzata
che questo mese rende
in un sapore unico di vino
e ebrezza.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...