giovedì 21 marzo 2019

CHE FINE HA FATTO BABY JANE?

Dalla pagina CIAK SI GIRA...
Non sono un esperto di cinematografia, non sono un critico patentato, sono soltanto un cinefilo appassionato, uno spettatore come tanti che ha i suoi favoritismi dettati a volte dalle simpatie di attori o attrici, ma spesso attratto dal vero recitare, dalla potente maestria di sapersi calare nei personaggi e di spargere la sua superiore bravura su tutta la pellicola che mai si ferma che fino al finale. Perchè questa premessa? Perchè il film che oggi vengo a nominare è indubbiamente incentrato sulla goliardica e irraggiungibile interpretazione di due attrici che hanno lasciato un segno indelebile sul cinema di sempre. La genialità del regista Robert Aldrich su la scia di un famoso libro di Henry Farrell firma una delle opere più riuscite e l'idea fulcro è proprio nel mettere insieme due dive ormai sul tramonto degli allori, ma due colonne della cinematografia, Bette Davis e Joan Crawford.
Il film tratta di queste due sorelle, che la loro infanzia ha deteriorato la loro esistenza, Baby Jane (la sorprendente, straordinariamente orribile e volutamente odiosa, grandiosa Bette Davis) era la pupilla del padre, troppo pupilla tanto che organizza un menage di fronte alla sorella Blanche ( l'altra magistrale interpretazione di Joan Crawford) che gelosa guarda invidiosa e alla passiva madre che non fa niente per far cessare questa violenza.
Nel film si rappresenta il finire appunto di una vita tra queste due sorelle,che convivono insieme in un appartamento dove la prima, Jane, sadica, vestita come una bambola, eccessivamente truccata da accentuare ancor di più la sua malvagità, al piano terra, mentre l'altra Blanche, costretta su una carrozzina per una paralisi fisica, masochista, umiliata sempre alla ricerca di un telefono, un bigliettino di carta, un qualcuno per comunicare con l'esterno, al piano superiore.
E saranno poi il susseguirsi degli eventi che incentreranno la pellicola di un morbo del quale non si riesce più a staccarsi, un crescendo di malvagità, invidia, disprezzo, pura e vera pazzia tra queste due donne, un morbo che entrerà senza bussare nelle loro teste trasformandole in un gioco psicologico che tiene lo spettatore in una tensione tale da non potersene liberare.
Per dare ancora più credibilità e suspence, prima dell'uscita del film, fu imbastita una falsa diceria in cui si diceva che tra le due attrici c'era veramente un odio sfegatato a tal punto che nella realtà si facessero scherzi talvolta piuttosto pesanti e che per girare le scene si fossero basati su sovrapposizioni di registrazioni. Tutto poi risultato falso, ma al tempo questa nera pubblicità rese ancora più interessante il film.
Una piccola nota, penso che al tempo sia cresciuta quella nera credenza e paura delle bambole, in questa casa ce ne sono di tutte le fattezze e di tutte le specie, sparse in ogni dove, e la più grande è proprio lei Baby Jane.
Un film nominato all'Oscar e che a mio parere è un Oscar che è stato perso davvero perchè il film è perfetto in tutto, musiche, costumi (qui vince comunque l'Oscar) e persino i titoli di coda devono il loro dovuto fascino, nomi e titoli che escono dalla testa di una bambola.

Roberto Busembai (errebi)


Immagine web

UN LIBRO DI POESIA (Giornata mondiale della poesia)

Ho letto su un libro grande,
scritto con la semplicità
di un bambino,
ho letto una poesia
che parlava al mondo,
descriveva il suo mare trasparente
il cielo con i suoi cambiamenti,
parlava poi del vento
e dei temporali,
il sole lo nominava sopra i prati
e con i fiori contornava il silenzio.
L'ho letto che ero ancora bambino
quel libro di poesia sul mio destino.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine: First Reader (1891). John George Brown (American, 1831-1913)

mercoledì 20 marzo 2019

VITA DI NAPOLEONE BONAPARTE ( 1 parte)

Con questo post inizio la lunga storia della vita di Napoleone Bonaparte, una storia che si dipanerà in tantissime parti e che spero vi siano di gradimento.
ORIGINI E INFANZIA
Le origini di Napoleone sono sempre state adite a dubbi e incertezze, c'è chi asserisce documentatamente che sia assolutamente Francese in quanto la sua data di nascita 15 agosto 1769 sarebbe risalente a tre mesi dopo l'occupazione definitiva dell'isola da parte appunto dei Francesi, ma ci sono altrettante ragioni plausibili a far pensare diversamente.
Intanto sappiamo che le origini dei genitori sono esclusivamente italiane, addirittura Toscane, infatti già nel XI un Bonaparte pare si sia fatto onore nella Prima Crociata, addirittura nel XIII secolo un certo Guglielmo Bonaparte, di fede ghibellina, fu cacciato e esiliato per sempre da Firenze, dai vincitori Guelfi. Trasferitosi allora verso Sarzana, al tempo sotto la Repubblica di Genova, i suoi discendenti ebbero qui varie cariche importanti come sindaci, notai e addirittura consiglieri amministrativi. In ultimo, verso la metà del '500, Francesco Bonaparte emigrò in Corsica, precisamente ad Ajaccio e un suo discendente Carlo, che avendo perseguito una laurea in giurisprudenza a Pisa , ottenne un posto di assessore al Tribunale di Ajaccio e qui divenne padre per la seconda volta, di Napoleone.
Pure la madre, Maria Letizia Ramolino pare sia di origini assolutamente italiane in quanto discendente da un'antica e nobile famiglia che pare, prima del '300, abbia avuto poteri sovrani nei territori Lombardi.
Ma a destare ancor più perplessità sono proprio alcuni documenti che indicano che il secondogenito di Carlo Bonaparte sia nato il 5 febbraio 1768 ( un anno addirittura prima), quando la Corsica non era ancora incorporata con la Francia e questo dato appare anche nella documentazione che viene presentata all'atto di matrimonio di Napoleone con Giuseppina Tascher de la Pagerie nel marzo del 1796 , nel quale si afferma oltretutto l'effettiva età dello sposo, 28 anni.
Comunque siano queste origini, Napoleone ebbe un'educazione infantile per niente francese, parlava a malapena l'Italiano, il Francese lo imparerà poi in una scuola di Francia, lui parla assolutamente il còrso e per lui non esisterà che la Corsica. Infatti l'Italia è considerata Genova, la loro più grande nemica, e il suo idolo sarà il generale Pasquale Paoli le cui gesta saranno apprese dal piccolo Napoleone sui libri e dai racconti degli isolani, sono gesta che parlano dell'unico e grande eroe isolano che a capo di un gruppo di ribelli costrinse i genovesi a rinunciare all'isola ma la cedettero ai Francesi, e proprio contro questi nuovi invasori che Paoli ebbe i primi successi sul campo. Da notare che il padre Carlo aveva avuto una stretta collaborazione con questo Paoli, in quanto aiutante in campo. Ma la forza militare dei Francesi era molto più grande di quella dei ribelli e Paoli dovette cedere e affrontare purtroppo un forzato esilio.
Ed è da queste gesta che si è impresso nell'animo del piccolo Napoleone, un astio verso questi popoli invasori, per l'Italia ha soltanto indifferenza, per Genova un certo risentimento ma per la Francia possiede un vero e proprio odio che si protrarrà fino dopo la Rivoluzione Francese. Un odio che spesso apparirà nei suoi scritti e nelle sue lettere.
Il padre si rassegnerà al dominio e ne trarrà pure vantaggi in quanto grazie al governatore dell'isola, il conte Marbeuf, verrà eletto deputato della nobiltà còrsa agli Stati Generali di Francia e otterrà anche una borsa di studio reale per il piccolo Napoleone.
Napoleone studierà allora in Francia, prima in un collegio ecclesiastico presso Autun e poi alla scuola militare di Brienne
Roberto Busembai (errebi)
Immagine: Henri Félix Emmanuel Philippoteaux - Napoleone Bonaparte nel 1792

UN FIORE TRA I CAPELLI

L'estate è sempre stata birichina, e con gli amori ha sempre ingannato tanti cuori e tante storie aperte sulla riva del mare si sono poi frantumate come onde sugli scogli, tante avventure nate tra i fienili o campi di girasole sono finite come erbe secche che bruciano in un attimo sotto il cocente sole, ma quella che vi sto per raccontare è una come tante ma con un sapore dolce, un sapore che spesso rimane e non ti lascia più.
Era d'agosto per il caldo che faceva, era d'agosto perchè del fieno si raccoglievano in covoni, le messi sopra i campi erano i tempi migliori per fare incetta, erano momenti in cui la gente povera, i contadini si ritrovavano come in una festa a lavorare senza tregua ma con la felicità nel cuore di essere all'aperto e godere delle giornate nuove.
Lei era bella, forse più del sole e delle stelle, era una contadinella nata tra viole e gruppi di galline, aie roventi ad aspettare i semi a seccare, lei era quello che non si può nemmeno immaginare. Aveva la passione della gioventù nel cuore e nelle fattezze, era bruna di capelli e molto timorosa, cordiale al momento giusto e sempre pronta per una qualsiasi cosa, aveva nella testa il sogno di un cavaliere, forse ricco e bello, uno di quelli che si spera di trovare perchè ti portino lontano da una vita che piuttosto è grama e non rende il meglio.
Lui un forte contadino, giovane possente, ardito e volenteroso, sempre pronto alle cure delle bestie e al riporre in tempo ogni attrezzo o coltura, era l'appoggio e la salvezza dei genitori e del vicinato ormai anziani e sofferente, insomma era lui che comandava senza tante pretenzioni, lavorare era un dovere e una situazione. Eppure anche lui nel suo silenzio d'uomo sognava un amore pieno, una persona che lo avesse appoggiato, che nei momenti di solitudine lo avesse confortato, e un'idea in testa già ce l'aveva ma non si era mai fatto avanti, non per timidezza o paura, ma solo perchè non voleva sciupare quel fiore che ogni giorno coltivava con la mente e guardava.
Il calesse era ormai colmo, bisognava depositare il fieno nella stalla, ma c'era un bisogno da sedare, la sete, quella che ti viene a lavorare sotto il cocente sole, ma forse anche un altro desiderio doveva essere soddisfato che solo con il primo c'erano possibilità che si avverasse.
“Ho sete” disse a una comare che raccoglieva le ultime fila di fieno, e questa subito ebbe la chiama ala ragazza che lontano udì e rimpì subito la caraffa e corse al cospetto di colui che la invocava.
Arrivò rossa nelle gote un poco per la sudata che aveva fatto e un poco e soprattutto per trovarsi di fronte a un uomo, e poi quell'uomo che anche se lui non glielo aveva mai detto, certo lei non era sciocca da non averlo capito, che lui tentava di parlarle e spesso la guardava.
Grazie , le disse e poi appoggiandosi alla ruota alta del carretto, mentre si portava il mestolo pieno d'acqua alla bocca: “ Come sei carina oggi,pure un fiore rosso tra i capelli ti sei messa”.
Lei lo guardò quasi pugnalandolo con lo sguardo, in cuor suo forse avrebbe invece voluto abbracciarlo, ma come un girasole volse lo sguardo altrove ripensando forse al suo cavaliere.
Lui rimase a guardala puntatamente, non voleva più cedere, l'amore è quella cosa che quando ti prende non ti lascia più ragionare e te incosciente non puoi più domarlo, e così ebbe l'affronto, se così si può chiamare, di proporle di andare a fare , finito il lavoro, una passeggiata lungo il fiume.
Lei ristette, quella proposta era come se gli dicesse “ Scappa con me e saremo felici” ma cosa sarebbe mai accaduto, i pettegolezzi e le dicerie, quel primo incontro era troppo stretto e lei lo sentiva bene, ma nonostante tutto il cuore suo era ribelle, l'amore l'aveva colta in flagrante e non poteva cedergli che un istante e fu tutto in un attimo, che ripreso il mestolo mezzo pieno, versata la brocca in terra, rossa nel viso ma con un sorriso pieno di grazia, rispose a mezza voce, ma a lei parve che la urlasse: “ A stasera” e corse corse più che poteva alla stalla.
Lui di lavorare ora si che ne era fiero, stasera si sarebbe sentito un uomo, un uomo vero e di lei voleva che si fosse sempe sentita bene, ora non sarebbe stato più solo. 

Roberto Busembai (errebi)

Immagine:N. C. Wyeth, Untitled (Couple and Wagon), 1914

TRUMAN CAPOTE - A SANGUE FREDDO

Dalla pagina FB "Rileggendo"

Già il titolo è agghiacciante, ma non lo è di meno il contenuto di questo, a mio parere, bellissimo libro, un libro curato, sofferto, amato e donato dall'autore Truman Capote dopo peripezie e sacrifici personali.
Partendo da una storia vera di cronaca nera, che di per se soltanto a nominarla ha del terrificante, un'intera famiglia massacrata senza un apparente motivo, crudelmente e orribilmente, Truman se n'è appropriato andando personalmente sui luoghi dove erano avvenuti i fatti.
L'autore erà già noto e conosciuto, dopo il suo Colazione da Tiffany ( di cui penso quasi tutti conosceranno il famoso film), ma visto i suoi non tanto puliti modi di vita, a corto di soldi si tuffa in questa vicenda che aveva invaso i rotocalchi del tempo. Siamo nel 1959 nel Kansas e in una fattoria nelle prossimità della ferrovia che porta a Santa Fè, un'intera famiglia, padre ricco ( un lavoratore in proprio, prodigo e volenteroso), la madre fragile ma come tutte le madri molto premurosa, un figlio adolescente ma già forte e dal portamento già da uomo, una figlia sedicenne, gentile, delicata già ottima cuoca, (in Italia potremmo definirli ironicamente una famiglia “tipo” da Mulino Bianco) vengono trovati tutti quanti trucidati in un modo bestiale.
Non ci sono moventi validi per tale ferocia, non ci sono come si suol dire scheletri negli armadi in questi personaggi, insomma una famiglia comune americana che conduce una vita sociale benestante ma lavoratrice.
Truman si reca nel paese e nonostante nessuno voglia più parlare di questa vicenda, ne sono passati troppi giornalisti, televisioni e indagini di polizia, e poi il fatto che nella loro tranquilla cittadina siano accadute tal genere di cose, li ha resi ancor più schivi a parlare e avere contatti con sconosciuti. Ma Capote è testardo, tenace e piano piano con tutta la sua buona volontà e il suo sapersi quasi ben volere riesce a far parlare questa gente e avere notizie sui modus operandi di quella famiglia. Era venuto per fare gossip, ma invece piano piano sembra quasi si innamori del caso e dopo analisi accurate si scopre che il male non sta dentro la famiglia ma fuori, perchè fuori c'è un mondo diverso dalla colazione sorridente di tutte le mattine che la madre prepara, dalla perfezione dei giorni su giorni che si vive in quella casa, fuori c'è un'altra America, fatta di stenti, di brutture, di abbandoni, di miserie, di sofferenze e di invidie e i soldi sono il mero ma enorme sogno e diversamente non esiste per loro altra maniera per procurarseli che prelevarli da chi ne ha a sufficienza , e procurarseli senza ritegno e senza nessun senso di colpa. Due fratelli, Perry e Dick, sono i fautori di tale carneficina, loro non hanno remore o pentimenti, loro nella vita sono stati uccisi da sempre e che differenza fa allora uccidere per un qualcosa che loro non hanno mai avuto.
La meravigliosità di questo libro sta appunto nella trasposizione dei sentimenti e delle vite di questi due fratelli, Truman vivrà con loro nelle celle di isolamento, li analizzerà, cercherà da loro ogni sapere e ogni pensare e di tutto trascriverà a tal punto che quando arriveranno ad essere giustiziati essi stessi chiederanno a Capote di essere presente, perchè possa scrivere e rendere nota della cosa, vorranno essere famosi....e involontariamente e contrariamente a quanto si sarebbe creduto....il libro di Capote sarà un capolavoro.
Quando ho letto per la prima volta “A sangue freddo” sono rimasto affascinato, colpito, estasiato e sinceramente non mi ha turbato il fatto macabro della storia, ma mi ha turbato quanto la mente umana abbia dentro di se i più svariati motivi per dimostrare anche una pur piccola briciola di giustizia personale, di scusante alla sua anima e al suo vivere quotidiano che ritiene spesso dovuto dal destino e non certo guadagnato.
Un libro che non dovrebbe mancare tra quelli da leggere assolutamente, e un libro che se avete occhio si trova sempre su un ripiano di qualsiasi libreria, in bella vista.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web della copertina del libro

CINQUE MARGHERITE (21 MARZO)

Cinque margherite sono
già di fiori un bel mazzetto,
esemplari, e comuni,
ma possenti nel colore
bianchi petali innocenti
giallo interno accecante,
cinque margherite sole
primavera già ti danno
basta poco per capire
la stagione che si vive,
cinque margherite insieme
e la vita è un altro sogno,
con un poco di dolcezza
sentimento vero in cuore
cinque margherite in fiore.
Busembai Roberto (errebi)
Immagine web

martedì 19 marzo 2019

NON TI HO MAI SCRITTO NIENTE (19 Marzo)


Non ti ho mai scritto niente
da poterti meravigliare,
ma non l'ho nemmeno fatto
per dirti ti voglio bene,
perchè a un padre,
non si doveva
trasmettere il sentimento,
l'uomo era come un ghiaccio possente
sopra la fresca neve,
non si poteva offrigli spontaneamente
un bacio sulla guancia
nato da una voglia di smisurato affetto,
un padre era un albero
sopra una collina
a dominare il tutto
con ferma convinzione.
Non ti ho mai scritto niente
e non te l'ho mai detto
ma quante volte mi è mancato
un abbraccio anche solo di rispetto,
un caldo sorriso dato
solo per comprensione
o forse una carezza nel silenzio
facendo finta di dormire.
Non ti ho mai scritto niente
e ora che sei lontano
come un albero senza foglie
in un tramonto vago
il ghiaccio si è tutto sciolto
è rimasta poca neve,
ma quanta se ne scioglie
non saperti più insieme.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...