sabato 8 dicembre 2018

SONO SOLTANTO DELUSO E ARRABBIATO

Deluso da questa Italia e da questo vivere così all'acqua di rosa, che poi di rosa non c'è assolutamente niente, del totale e assoluto menefreghismo e intolleranza, mancanza di rispetto della persona e assoluta negligenza, deluso di questa pochezza generale, del continuo scaricabarile, del non rendersi conto delle proprie colpe e dei propri torti, del continuo accusare e fare accusatorio senza un minimo di presa di coscienza personale, deluso per la facilità con cui si addossano le colpe senza rendersi nemmeno conto ( o forse soprattutto far finta di non rendersene conto) di quante colpe abbiamo noi tutti quanti, indistintamente. I fatti odierni della discoteca dovrebbero una volta per tutte far aprire le menti e gli occhi, dovrebbe far intendere a quante cose in questa misera Italia ormai non funzionano più, e non sto parlando di responsabilità perchè non rientra nel mio merito poter giudicare, ma parlo delle possibilità che ci possono essere state dietro per poter guadagnare di più senza influire sullo sgravio fiscale, e queste possibilità da chi potrebbero essere garantite, parlo della continua e assoluta corsa al Dio soldo senza remore alcune, e parlo di tutti noi Italiani che bene o male ne siamo alquanto responsabili, si perchè il nostro caro Bel Paese è sempre vissuto di favoritismi, di populismo, di aiuto condizionato, di garantismo, in ogni piccola e grande cosa, e come diceva il Vangelo, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Oggi il nostro Bel Paese è alla deriva perchè sono crollati quei valori, quei rispetti, queille tolleranze che erano la base per ogni fare e dire, che sorreggevano anche quel qualcosa che forse non era proprio legale ma almeno riscontrabile e punitivo, oggi tutti indistintamente pensano a un ricavo senza porsi nessuna domanda o remora, e si parte dal più piccolo e insignificante cittadino al governante, di qualsiasi colore politico, pensiero e religione. E ci siamo mai chiesti quanto producono soldi queste stragi? Scoop televisivi, giornalistici, oggi mi sono altamente indignato in un telegiornale dove hanno fatto passare il video che trasmette il pestaggio involontario di quei ragazzi da parte della folla che usciva.....indignato perchè questa è assoluta mancanza di rispetto della persona e volgarità gratuita verso i genitori dei suddetti e di tutti quanti, me compreso, che cercavo di comprendere quel disastro e non di vedermi il filmato come se fosse finto o soprattutto spettacolare.
I colpevoli di tutto ciò, forse, e ripeto forse, ci saranno e saranno puniti, ma resta di fatto che a priori noi tutti ne siamo alquanto compromessi, ma quelle lattine di polveri irritanti come mai sono ancora in vendita? Eppure se non erro sono già stata causa di diversi fatti similari a questa discoteca, ma i controlli per un evento del genere come mai non ci sono stati o forse ci sono stati apparentemente, e comunque sono tante le domande e solo una è la risposta:
RABBIA
Giovani innocenti, bambini, i nostri bambini persi per cosa, perchè, oggi si dice che NON SI PUO' MORIRE COSI'
io invece ribadisco NON SI DEVE ASSOLUTAMENTE MORIRE COSI'.
Il mio pensiero e le mie preghiere vanno solo ed esclusivamente alle famiglie di questi innocenti, perchè credo che a loro vada tutta la nostra riconoscenza per la forza e il coraggio che dovranno avere per poter continuare a vivere in questo BEL PAESE.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

venerdì 7 dicembre 2018

TI DICO AMORE

Ti dico amore perchè è quello che so dire,
quello che so sospirare
in ogni momento,
e te lo dico forte perchè possa ben sentire
non voglio che passi inascoltato
come scusa nell'avvenire.
Ti dico amore perchè è quello che vuoi sentirti dire,
quello che ti realizza e ti irrora
in ogni momento,
e vuoi sentirlo gridare per essere ben certa
che non vada come scusante
il te lo avevo detto e non l'hai saputo ascoltare.
Ti dico amore perchè è quello che è importante
perchè possiamo sopravvivere
in ogni momento,
e ce lo diciamo spesso, forte, e lo gridiamo
perchè non vogliamo
toglierselo mai dalla mente.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

giovedì 6 dicembre 2018

QUEL PICCOLO PULVISCOLO

Quel piccolo pulviscolo
sulla tua pelle chiara,
sapessi come stona
con il tuo gioviale volto,
scusami se approfitto
per toglierlo di netto,
ma non posso stare fermo
se non ti do anche un bacio.
Quel piccolo pulviscolo
mi è stato conveniente
averlo io notato,
unica occasione per avvicinarmi
per tenderti una mano
per accarezzarti, innocentemente.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

mercoledì 5 dicembre 2018

UNA CESTA SMARRITA

Da: Fiabe, Racconti, Filastrocche e maghetti e fatine vari

Aveva preparato ogni cosa, accuratamente, ogni sacco e cesto capiente erano stati riposti sulla slitta, la lista dei bambini d'andare a visitare era ben protetta dentro la tasca del giaccone rosso con il risvolto in pelliccia bianca, era certo che niente mancava e niente dimenticava, la partenza era prossima e mancavano soltanto le renne d'attraccare per spiccare il volo verso la terra che lo aspettava.....e così Babbo Natale, prese le bestiole e attraccate alle corde della slitta, si mise il tipico cappello rosso con il pompon baldanzoso bianco e con un forte grido di sprono, si sedette alla guida di quel magico carro e s'involò verso il destino di sempre, quello che ogni bambino attende con tutta la speranza e con il cuore caldo.
Natale si avvicinava alle porte, tutti erano pronti ad aspettare che quel Babbo antico un dono portasse, anche solo un dolce o un bacio, ma che facesse sognare tutti e indistintamente tutti i bambini, perchè la festa oltre che di fede è soprattutto d'amore immenso per loro.
Era quasi arrivato alla sua prima meta, un paesino di alta montagna, isolato e lontano dai fasti della città, ma ricco ancora di bambini ed erano loro i primi che avrebbero avuto la sua visita, ma una tempesta di vento e neve lo colse a pochi metri dall'atterrare in piazza e dovette perciò rinunciare e decidere di ripassarci al suo ritorno, ma nel virare inaspettatamente non si accorse del cesto che rotolò dalla slitta e pesantemente volando andò a cadere nel bosco vicino a quel piccolo paese.
La tempesta durò per tutta la notte e per tutta la notte quei bambini sognarono e attesero nei loro lettini l'arrivo di quel bianco signore, ma al mattino quando ben presto ebbero ad alzarsi e andarono a scrutare ai loro caminetti o sotto i loro alberi di Natale, provarono la più grande delusione della loro vita, il Babbo Natale non era venuto.
Si susseguì anche la disperazione dei genitori che non capivano il motivo e il perchè dell'accadimento, e soprattutto non sapevano come consolare e confortare il dolore e la disperazione dei loro figli.
Intanto nel bosco, quel cesto che era caduto dal cielo, si era frantumato e aveva sparso i doni che recava su una piattaforma di neve alta, che li protesse dal rompersi. Un cavallino nero in legno e con le ruote sostava sotto un grande abete, un pupazzo con le gambe allargate e la testa china si era adagiato sopra la cima di un sasso, scatole colorate, grandi e piccoline erano sparse sulla piazzola e tanti dolcetti e biscotti si erano sparpagliati facendo sembrare quel manto di neve alta, panna con sopra cioccolatini a decorare.
Ma come tutte le cose che hanno la loro stranezza, attirano la curiosità, nel bosco questi oggetti strani attirarono naturalmente l'attenzione degli abitanti animali, due piccole lepri dagli orecchi grandi guardavano sorprese da dietro un grosso tronco adagiato sul terreno, uno scoiattolo da un ramo secco era entusiasta di quel gioco di colori, un pettirosso più audace si posò addirittura sul pacco più grande, da lontano arrivarono anche due daini incuriositi da quell'andirivieni che si era creato nel bosco, tutti gli animali accorrevano a visitare quella meraviglia, si era sparsa la voce che Babbo Natale avesse pensato anche a loro, ma loro che cosa se ne facevano di tutti quei giocattoli?
Arrivò giusto in tempo una Volpe anziana che ebbe intuito dell'accaduto e ne fece menzione a tutti quanti:
“Questi doni non sono per noi, Babbo Natale li ha perduti dalla slitta e inavvertitamente sono caduti in questo bosco, ma io so anche che non sono poi caduti nel posto sbagliato, anzi so a chi appartengono e se mi date una mano oggi potremmo far contenti tanti e tanti bambini.”
Nel paese intanto si tardava a festeggiare il Natale,le tavole erano imbandite ma non si parlava di mangiare,ai presepi tutti quanti ancora non erano stati aggiunti i “Gesù bambino”, oggi non poteva nascere nemmeno Lui.....quando dal fondo di una strada si intravide una processione di animali, con in testa l'anziana Volpe, tutti portavano in bocca un pacco o un giocattolo e stavano procedendo verso il paese.
Non potete immaginare la felicità dei bambini nel vedersi portare i regali dagli animaletti, e non potete immaginare la sorpresa dei genitori nel vedere tutti quei piccoli animali indaffarati e contenti nel donarli.
Intanto Babbo Natale non si era accorto e al resto del mondo aveva fatto il suo dovere, e quando stava per tornare gli venne in mente di quel paese che aveva saltato per la tempesta, ma si rese conto anche che non aveva altri giochi sulla slitta. Rimase stupito e controllò varie volte la lista, se per caso avesse sbagliato a fare i conti, ma tutto tornava. Disperato atterrò con la slitta nel bosco vicino a quel piccolo paese e quasi piangeva dalla disperazione per non poter accontentare quei bambini, quando un piccolo scoiattolo gli si avvicinò e gli chiese:
“Babbo Natale perchè piangete?”
“ Perchè avevo da fare una consegna e non trovo più quei regali”
“ Ma non disperatevi, quei regali li avevate persi e erano caduti proprio qui vicino, noi animali li abbiamo notati e grazie all'anziana Volpe li abbiamo già restituiti a chi appartenevano. Quei bambini sono ora felicissimi, potete ritornare a casa tranquillo”
Babbo Natale rimase prima di tutto stupito della cosa e poi contento come non mai, abbracciò lo scoiattolo e :
“ Per ricompensarvi tutti quanti farò in modo che quest'anno l'inverno mio amico sia più mite del solito e possa darvi a tutti la possibilità di avere cibo e caldo in abbondanza” e salutò scomparendo nel cielo che iniziava ad allargarsi e a far apparire il sole.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

domenica 2 dicembre 2018

IL NEGOZIO DI GIOCATTOLI

Era sempre illuminato a giorno e la vetrina sfavillava di luci pur di invogliare la gente a vedere e comprare quei prodotti, ma nessuno pareva interessarsene, nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi a quel negozio, tanto era caro, così credevo, e tanto era impossibile perciò comprare a quei prezzi esorbitanti.
Mi ricordo che un giorno, incuriosito da tanto luccichio, mi avvicinai per vedere che tipo di merce vendesse, e come tutti i ragazzi della mia età, avrò avuto circa 10 anni, rimasi allampanato all'istante. Quelli che si vedevano erano giocattoli, in tutte le forme e in tutte le specie, dai trenini in modellini vari e meticolosamente affini agli originali, a gli orsacchiotti in peluche di varie grandezze, ricordo che ce n'era uno immenso, era il doppio della mia statura, appoggiato al muro nell'interno del negozio, era bellissimo, con un pelo quasi senape e due occhi che parevano veri tanto brillavano.
E i soldatini, tutti meticolosamente allineati e ben colorati nelle loro uniformi, i palloni di cuoio, di stoffa e di altro materiale, tutti indistintamente coloratissimi, e poi gli strumenti musicali, chitarre rosse e piatti per grancasse, flauti e una fisarmonica dorata poggiata ad una sedia, sassofoni splendenti e pure un pianoforte nero lucido con coda, in attesa di essere suonato, se ne stava nel centro del grande negozio sfacciatamente con fare esuberante.
C'erano anche tante bambole in vestiti diversi e molto raffinati, trine e ricami, fazzoletti e veli, e pure imitazioni di cucine con relativi piatti, posate e stoviglie varie.
Stavo ritornando da quel sogno reale, non avrei certo potuto comprare nemmeno uno di quei giocattoli che mi affascinavano, e mesto mi stavo per incamminare, quando dalla porta del negozio un anziano signore mi chiamò:
- Ragazzo, ti piacerebbe avere uno di questi giocattoli?
Mi voltai meravigliato, e comunque gentilmente risposi:
- Certo che mi piacerebbe, ma non sono certo in grado di poterli comprare. Grazie comunque
- Ma nessuno ti ha chiesto soldi - rispose l'uomo - a me basta che indichi il gioco che ti piace di più e poi ti insegno a guadagnartelo....avvicinati alla vetrina e indicamelo.
Ero timoroso e dubbioso, ma come si sa, quando siamo ragazzi non c'è niente che ci metta in allarme o di cui si possa aver paura e mi avvicinai, rimirai ancora tutta quella meraviglia, ma c'era una cosa più di tutte che mi affascinava e mi tornò facile dirgliela.
- Bene, disse l'anziano venditore, ora non ti resta che tornartene a casa e sperare che il sogno si avveri, ma devi promettermi che racconterai a tutti i tuoi amici tutto quello che hai visto oggi, senza criticare i prezzi e le qualità dei giocattoli. D’accordo?
- Certo, è facilissimo, del resto non faccio che dire la verità....è tutto così bello! E salutai quell'uomo.
Il giorno dopo, in classe non feci altro che parlare del negozio che avevo visto, raccontai dei giocattoli, del pianoforte, del grande orsacchiotto, e tutti mi stavano ad ascoltare meravigliati e tanti mi invidiavano quasi per avere avuto il coraggio di essermici avvicinato, ma non raccontai loro della promessa che mi aveva fatto fare quel venditore. A fine racconto, tutti i miei compagni si promisero che nel pomeriggio dopo le lezioni sarebbero andati anche loro a vedere quelle meraviglie.
E così fecero, ma ebbero a provare una grandissima delusione perchè quel negozio era assolutamente vuoto, niente luci, niente trenini o soldatini, niente bambole ma soprattutto nessun pianoforte e nessun grande orsacchiotto.
Il giorno dopo fui deriso da tutti e tutti mi fecero passare per un parolaio, un bugiardo e che le cose che gli avevo raccontato erano soltanto frutto della mia immaginazione, ma io quel negozio l'avevo visto per davvero, ma ormai nessuno più mi credeva.
Passarono mesi e del negozio non se ne parlò più, soltanto io ne ebbi un ricordo quando cominciarono ad avvicinarsi le festività natalizie perchè pensai che chissà quanto avrebbe venduto adesso quell'anziano signore, visto che il Natale si faceva sempre più vicino. Ma comunque non dissi mai a nessuno del patto che avevo fatto e quasi me ne ero dimenticato ma un giorno.......
Era l'ultimo giorno di scuola, prima delle vacanze Natalizie, nevicava fortissimo e quasi tutto il paese era ricoperto di un bianco candore, camminavo svelto perchè un vento freddo aveva iniziato a soffiare e volevo rientrare in casa velocemente quando improvvisamente in fondo alla via intravidi l'anziano commerciante, non credevo ai miei occhi, forse era un miraggio, ma gli corsi incontro e quasi lo stavo per chiamare, quando fu invece lui stesso che vedendomi mi fece cenno di avvicinarmi.
- Ragazzo mio, allora hai fatto quello che ti avevo detto?
- Certo che l'ho fatto, ma voi avete portato via tutto dal negozio e ve ne siete andato, i miei amici mi hanno fatto passare per bugiardo.
- Non sono io che me ne sono andato, ma sono i tuoi amici che non riescono a vedermi perchè la loro è solo curiosità senza affinità di bene, te hai visto tutto quanto perchè l'amore che riporti per le cose è uguale a quello che porti alle persone, come lo hai portato per me non facendone menzione.
E mi porse la fisarmonica dorata, quella che avevo indicata quel giorno, e svanì.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine: Stewart Sherwood

sabato 1 dicembre 2018

DUE TOPOLINI LITIGIOSI

Sull'albero di Natale
ancora vuoto,
vedo dei rami che sembrano
danzare,
non credo di aver messo
loro la musica
per doverlo fare,
guardo ancora meglio
quasi incuriosito
e cosa ti vedo
a distanza di un dito?
Due topolini in fare agitato
che litigano sull'unica pallina
che avevo decorato
mettendola su un ramo.
L'ho vista prima io
dice quello più grande indispettito,
Non è vero io l'avevo già quasi presa
risponde il piccoletto in aria di difesa.
E così va avanti questa scenata
dondolandosi sui rami dell'abete
facendo si che questi tentennasse
e manca poco che cadesse.
Su fatela finita, dissi loro,
tra poco di palline di decoro
ne sarà pieno questo albero intero,
e non avrete così più da litigare
e fare discussione,
ne avrete quante volete
per ogni occasione.
Questi nel sentirmi
presero a scappare,
e invece di ascoltarmi
terminarono improvvisamente
di ballare
e dandosi la fuga velocemente
sparirono dalla mia vista
categoricamente.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

D'INVERNO TUTTI I SOGNI SONO ANDATI

D'inverno tutti i sogni sono andati
sommersi dai ghiacci e dalle nevi,
sono dispersi nei monti e sulle valli
e come foglie caduche
gelati ai bordi degli alberi fratelli,
d'inverno sento più il calore
che dentro arde pur non sapendoti
più tale,
sento del freddo il distacco che
ci ha lasciato andare
su spiagge solitarie e mari in agitate
onde lontane.
D'inverno tutti i sogni sono andati
e persi come i desideri frantumati
al primo scendere della pioggia
sui sassi.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...