venerdì 2 giugno 2017

L'INFELICITA'

L'infelicità di un giorno,
scivola anche se il prato è verde
e il cielo azzurro,
nel silenzio degli astanti
insetti invadenti,
non sostituisce il rumoroso
silenzio dentro,
e dalle foglie di un albero
solitario e prosperoso,
cade una goccia di rugiada,
ultima rimasta isolata
tra le fronde.
L'infelicità è un groppo
nello stomaco,
è un pugno dato
e ricevuto sorprendentemente,
è un attimo o un immenso,
rapina il pensiero
e lo rende straccio del momento,
cade come foglia al vento
e piange di rugiada fresca,
ultima lacrima rimasta
tra le nuvole dei ricordi.
L'infelicità è un sentimento
che non trova soddisfazione
pure se il prato è verde
ed il cielo azzurro splende,
anche se il sole
invade e arde forte,
prende, si esalta e fugge,
ma non scompare.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine Sankt Andreasberg

IN VIAGGIO NELLA........SARDEGNA

SANTISSIMA TRINITA' DI SACCARGIA
Come avrete notato, nel viaggio virtuale che facciamo tra le nostre regioni, cerco sempre di apportare qualche cosa di diverso o di nuovo o comunque non propriamente turistico e facile da reperire o averne sempre la documentazione, insomma un viaggio di particolarità, un accenno a qualche sorprendente diversità che trovo in quella medesima regione. Oggi appunto, essendo in viaggio nella Sardegna, vi voglio parlare di una spettacolare Basilica che si trova immersa in una fertile vallata, chiusa da ogni parte da un tavolato di rocce vulcaniche, il meraviglioso Santuario della Santissima Trinità di Saccargia, sita a margine della strada per Olbia a pochi km da Sassari.
La chiesa fu eretta sulle rovine di un piccolo monastero del 1116. In quel tempo governavano, nel giudicato di Logudoro, Costantino I di Torres e la sua consorte Marcusa di Gunale. Essi conducevano una vita giusta e dedita anche alla chiesa, però erano disperati e afflitti perchè il destino avverso non gli faceva crescere gli eredi, infatti tutti morivano in tenera età. Vogliosi di avere un erede si recarono a Porto Torresi da tre Martiri Turritani, Gavino, Proto e Gianuario, per pregare il Signore e avere perciò la grazia di un figlio. Durante il pellegrinaggio una notte chiesero alloggio presso dei frati camaldolesi, praticamente erano nell'”iscia” di Saccargia (iscia secondo il dialetto significa zona fertile adatta per l'allevamento del bestiame). Nella notte per volontà della Vergine, in sogno fu fatta promessa a Marcusa la grazia di avere un figlio in cambio della costruzione nel luogo dove stava riposando, di una chiesa e di un monastero per i camaldolesi.
Naturalmente i coniugi provvidero subito alla costruzione e si rivolsero a valorosi maestri pisani e diedero ai frati la possibilità di ampliare il loro monastero e di poter rendere la vallata dotata di canali per l'irrigazione.
Nell'anno 1117 i regnanti vollero consacrare la chiesa sotto il pontificato di Papa Pasquale II che comandò la partecipazione di arcivescovi e vescovi, priori, canonici ecc....promettendo che con la loro partecipazione avrebbero avuto particolari indulgenze.
Dopo poco nacque l'erede, Gonario, che governò a sua volta il regno di Torres alla morte del padre, la cui salma fu trasportata con tutti gli onori prima alla corte di Curcas e poi tumulata a Saccargia davanti all'altar maggiore sotto lo scranno. Marcusa, ormai vedova, si ritirò a Messina dove fondò un ospedale intitolato a S.Giovanni di oltremare.
La chiesa divenne una delle più famose badie monacali camaldolesi. Intorno al XV secolo, il governo d'Aragona allontanò i camaldolesi ritenuti indegni per aver perseguito fini terreni e l'abbazzia fu affidata alla conduzione di un abate commendatario. Dal 1957 la chiesa è sotto la custodia della parrocchia di Codrongianos.
Una leggenda racconta di una vacca pezzata che ogni giorno si fermava in quella zona per portare il latte ai frati di un convento vicino e pare si inginocchiasse sul dorso, quasi in atteggiamento di preghiera, proprio dove ora sorge la basilica. Da qui “vacca vargia” (vacca dal pelo maculato), dal dialetto “sa baccarza”, poi “sa 'accarza” quindi Saccargia. Una nota....in un capitello del portico antistante il prospetto appare scolpita proprio l'immagine di una vacca.
(errebi)
Immagini web - Santuario della Santissima Trinità di Saccargia


SE FOSSI NATO...(Festa della Repubblica)

Pensate un po fossi nato Francese,
scriverei poesie con la “erre” moscia
e le mie pagine sarebbero di certo
profumate di Chanel,
se fossi invece nato Inglese,
avrei sui libri scritti, la corona fissa,
il vizio del tea a ogni convenevole
e forse forse sarei pure baronetto,
certo fossi nato Tedesco,
magari in Baviera,
berrei birra e mangerei wurstel
a josa,
e li avrei pure
messi anche in prosa,
oppure fossi nato Olandese,
con gli zoccoli ai piedi
e i tulipani appresso,
e dai mulini a vento
avrei ricavato i miei pensieri.
Ma nonostante tutto
io sono contento,
di essere nato Italiano,
anche con tutto quello
che viviamo adesso,
che abbiamo bene o male vissuto,
e quello che il futuro
ci ha preparato,
tanto, ogni posto
vale sicuramente l'altro,
ma permettetemi di dire una cosa
l'Italia, siamo sinceri,
è tutta un'altra cosa.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

giovedì 1 giugno 2017

SE FOSSI STATO ALBERO

Se fossi stato albero,
avrei voluto essere salice,
salice piangente,
dalle fronde lunghe e sinuose,
dalle foglie allungate e
dalla chioma imponente.
Se fossi stato albero,
sarei stato sempre presente,
delle aurore e dei tramonti,
delle piogge e dei soli splendenti.
Se fossi stato albero
avrei combattuto le intemperie
e goduto delle primavere,
avrei ballato ai primi venti
e con essi avrei pure parlato
a gli animali volanti.
Se fossi stato albero,
avrei fatto poesia ugualmente,
con le fronde ed i rami
inchinandomi alla natura presente.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

CONCERTO

Sento nella testa un motivo nuovo,
che non trova pace e libero si abbandona
cadenzando pure note alte e squillanti,
sento nella testa un canto celestiale,
come una danza aperta sulle scene,
ballerine già preparate e cortesi cavalieri,
tulle bianche e scarpette rosa,
sento nella testa un concerto aperto
fatto di strumenti a corda e pianoforte
a scindere il movimento,
e vedo sulle foglie e sui prati
quel leggero vento che la natura tutta
ora pare a me inchinarsi in attesa
ardita di un plauso meritato.
Sento nelle membra il brivido della platea tutta
e chiude con la tenda lo scenario,
cado nel silenzio forte e
penso,
quanto ti amo, vita,
anche in questo momento.
Roberto Busembai (errebi)
Immagine web

GIUGNO

E mi colpisce il sole
quello che scende dritto
sopra i verdi prati esposti,
sulle rive di un mare calmo,
su conchiglie sparse,
su rovi di more in fiore
e lamponi a maturare,
sulle spighe verdi di grano
e piante di girasole
che tendono al cielo,
sulle ore più lunghe
di un anno intero,
sull'estate il sapore
che entra e irrompe,
sull'azzurro cielo.
E mi colpisce il suono
dei volatili estivi,
dei canti giulivi,
dei primi cicalii
nell'afa crescente,
delle luci intermittenti
di lucciole vive,
di stelle vaganti
e lune più calde,
fresche serate
e calde nei sassi e muretti.
E mi colpisce il tuo
nome a metà di
un anno passato
e un anno da trascorrere
ancora,
sei Giugno, fecondo
come la Dea Giunone,
tua nobile derivazione.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine by James Rebanks

L'ATTESA

In un castello arroccato
sul crine del colle,
si nasconde tra una torre 
e un bastione,
per aprire con violenza
ed ardore,
un varco tra mura copiose,
sperando che
non sia, il castello, di sabbia,
che un nobile e leggero
colpo di vento
lo possa franare.
E arde passione
di ardire, di vincere
e entrare, franando
ella stessa nel cuore,
come rena
bagnata sul mare,
e si scioglie
come neve sul fiume,
in acqua tornare.

Roberto Busembai (errebi)
Immagine by Rachel Davis

SUI TUOI PROPRI PASSI

E quel respiro forte, chiaro ed emozionato, quel risolino acceso, brioso e spensierato, ritornano sui tuoi propri passi, come una primavera ...